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Cronache da Altroquando

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lunedì 13 luglio 2009

Amniotica


Sentii una musica rada e distante

confusa nell'aria

e sciolta tra i suoni e i rumori.

Della gente e le auto,

della città piccola e semi-deserta.

E sentii un calore forte, allora,

come di vivo imbarazzo,

Un calore forte nel cuore

di gioia ridente e di nostalgia.

Poi chiusi gli occhi, e sereno

mi addormentai.

Chè finchè i ricordi tornavano a galla,

ne ero certo, ogni cosa

avrebbe trovato il suo posto.

Ogni problema la sua soluzione.

Ogni labbra il suo labbro,

ogni occhio il suo sguardo.

Eppure un presagio di morte

pervadeva quei ricordi così forti.

Quel sapore

dolce di malinconia

che soltanto alla fine di ogni cosa

si trova il tempo di assaporare.

Poco adatti all'estate

e così lontani dall'inverno.

Arenati tra l'inferno e il cielo,

in una dimensione altra,

ma coscienti della loro natura informe

e del loro peso.

Affezionati a me,

granelli sottili di polvere e luce.

Restarono lì ancora.

E non vollero mai più andar via.

Come a voler contraddire

ogni legge della mente e del cuore

ti ricordano il dolore

per farti assaporar meglio

la bontà delle cose.

E il feto incosciente grida vittoria

che ha già chiara la sorte

morbida di seni e di mani.

Chè ha sognato la vita e

non vede l'ora di svegliarsi.

Venni al mondo come tutti urlando

per poter più ridere quando andrò via.

Ogni cosa è al suo posto.

Torna la musica

e comincio a danzare.

Non era la fine, era l'inizio.

Lo stesso sapore, la stessa infinita, dolce, rivoluzione.


ON AIR: Cat Stevens - Don't be shy


Keywords: foto ecografia segno vittoria inghilterra

domenica 21 giugno 2009

Migrano



-Un barlume.

Ma solo l’ombra

(in forse)

Delle luci dei camion

Sull’autostrada deserta.

Verso casa.

Siamo pennelli

Fiaccole

Che segnano, le pietre miliari

Come mille denti

Dal ciglio della corsia opposta.

Dai sogni di ieri

Ai milioni di frammenti

(Interrotti)

Di bugie

Di feste

Di speranze

Di visioni

Di oggi.


Il sale schiaccia l’aria.

Polveri stellari

Fanno in modo che il cielo sia buio

Nonostante miliardi di stelle

(Olbers).

Discorsi paradossali

Nell’abitacolo

Della mente.

Dalla mente

Che da qui conduce

Verso un luogo silenzioso

Che non sappiamo come si chiama.

Ci saremmo persi.

O sennò, ci perderemo.

(piuttosto)

Ma viaggiamo sicuri.

Nel viaggio.

Arriviamo stanchi.

Eppure sereni.

Con la voglia

Soltanto di dormire

Nella stanza

Scaldata dai fiati

Di noi esploratori.

Solo per sognare

Di essere già arrivati.

Per poi tornare

(subito, ad occhi aperti)


Indietro.


ON AIR: Air - High school lover


Keywords: unknown

mercoledì 17 giugno 2009

Fuga andata e ritorno


Che spesso ce ne vogliamo andare.
Scappare, fuggire da questa melma che ci circonda e ci assale.
Politici, telegiornali, ignoranti che bussano sempre e quando apri non entrano.
Chiudersi fuori, nell'arte e nel sogno.
Che spesso si rischia di astrarsi, però. Che con la realtà bisogna farci sempre i conti.
E allora pensiamo alle cose belle, a quante ce ne sono.
Ed è così, che chiusi in noi stessi, riusciamo a pensare agli altri, riusciamo a pensare ad altro. In overdose di pensiero e pace, riusciamo ancora una volta a portare un pò di nostro dove prima non c'era.
Non ci faremo fottere dalla superficialità del nostro tempo.
Lasciateci pensare, solo un momento. Godere della diversità, della solitudine.
Solo un momento.
Poi lasciate che torniamo. Che senza non ce la facciamo.
Che di volere andar via ci piace fingere, sol per poter ritornare.
E ancora godere. Ancora andare.

Al mio cantuccio, donde non sento
se non le reste brusir del grano,

il suon dell'ore viene col vento

dal non veduto borgo montano:

suono che uguale, che blando cade,

come una voce che persuade.


Tu dici, è l'ora; tu dici, è tardi,

voce che cadi blanda dal cielo.

Ma un poco ancora lascia che guardi
l'albero, il ragno, l'ape, lo stelo,
cose ch'han molti secoli o un anno

o un'ora, e quelle nubi che vanno.


Lasciami immoto qui rimanere

fra tanto moto d'ale e di fronde;

e udire il gallo che da un podere

chiama, e da un altro l'altro risponde,
e,
quando altrove l'anima è fissa,

gli strilli d'una cincia che rissa.

E suona ancora l'ora, e mi manda
prima un suo grido di meraviglia

tinnulo, e quindi con la sua blanda

voce di prima parla e consiglia,

e grave grave grave m'incuora:

mi dice, è tardi; mi dice, è l'ora.

Tu vuoi che pensi dunque al ritorno,
voce che cadi blanda dal cielo!

Ma bello è questo poco di giorno

che mi traluce come da un velo!

Lo so ch'è l'ora, lo so ch'è tardi;
ma un poco ancora lascia che guardi.

Lascia che guardi dentro il mio cuore,
lascia ch'io viva del mio passato;
se c'è sul bronco sempre quel fiore,
s'io trovi un bacio che non ho dato!
Nel mio cantuccio d'ombra romita
lascia ch'io pianga su la mia vita!

E suona ancora l'ora, e mi squilla
due volte un grido quasi di cruccio,
e poi, tornata blanda e tranquilla,
mi persuade nel mio cantuccio:
è tardi! è l'ora! Sì, ritorniamo
dove son quelli ch'amano ed amo.


(Giovanni Pascoli - L'ora di Barga - dai Canti di Castelvecchio - 1900)


ON AIR: Telefon Tel Aviv - The Birds



Keywords: l'ora di barga giovanni pascoli canti di castelvecchio testo telefon tel aviv rip charlie cooper immolate yourself

sabato 13 giugno 2009

La verità sta nel mezzo. La meschinità nel medio.


Io sono una forza del Passato.
Solo nella tradizione è il mio amore.

Vengo dai ruderi, dalle chiese,

dalle pale d'altare, dai borghi

abbandonati sugli Appennini o le Prealpi
dove sono vissuti i fratelli.

Giro per la Tuscolana come un pazzo,

per l'Appia come un cane senza

padrone.

O guardo i crepuscoli, le mattine

su Roma, sulla Ciociaria, sul Mondo,

come i i primi atti della Dopostoria,

cui io assisto per privilegio d'anagrafe,

dall'orlo estremo di qualche età
sepolta.
Mostruoso è chi è nato

dalle viscere di una donna morta.

E io, feto adulto
mi aggiro,
più moderno di ogni moderno,
a cercare fratelli che non sono più.


- Ha capito qualcosa...?
- Beh, ho capito molto... ... ...giro per la Tuscolana... ...
- Scriva, scriva quello che le dico:
lei non ha capito perchè è un uomo MEDIO...è così?
- Beh, si...
- Ma lei non sa cos'è un uomo medio? E' un mostro... Un pericoloso delinquente. Conformista!
Colonialista! Razzista! Schiavista! Qualunquista!
- ...hu hu huuu...aha ha hah....
- E' malato di cuore lei?
- ...no...no...facendo le corna...
- Peccato. Perchè se mi crepava qui davanti sarebbe stato un buon elemento per il lancio del mio
film. Tanto lei non esiste.

(dal film La Ricotta di P. P. Pasolini, 1963)


Come Pier Paolo, non ci interessa avere rapporti con l'uomo medio.
Con la sua ignoranza. La sua incosistenza.
Il suo credere in ciò che è scritto. Che è provato.
La sua cultura fasulla.
Il suo non comprendere alcun tipo d'arte, di poesia.
Stiamo bene sol con i popolani, o con gli intellettuali.
Il resto può anche impiccarsi.
Tanto non esiste.


ON AIR: Domenico Modugno - Cosa sono le nuvole


Keywords - pier paolo pasolini la ricotta ro go pa g rogopag 1962 1963 episodio allegoria civiltà consumi domenico modugno cosa sono le nuvole io sono una forza del passato testo orson welles interpreta regista figura regista alter ego pasolini

sabato 6 giugno 2009

Ma che bella giornata


Mi piace partire col fumo

e il riflesso delle lingue d’asfalto.

Da quando mi alzo fino all’orario,

mi piace guardare la gente passare.

A me quando parto mi piace

vedere e ascoltare

le ultime grida dalla casa in fiamme.

Io quando parto, parto di fretta,

ma mentre attendo l’attesa è lenta,

cerco di coglierne la sostanza.


Mi piace partire con ogni cosa al suo posto,

anche se poi mi scordo ogni aspetto.

E con la scusa di dover partire,

non so vegliare e non so dormire:

accendo e spengo la televisione,

mi piace giocare con le parole.

Mi piace partire nella tarda mattina

ed arrivare a metà pomeriggio.

Di modo che il sole sia sempre alto,

sia quando arrivo, che quando parto.


ON AIR: Bruce Springstenn - I'm goin'down


Keywords: viaggio vacanze

sabato 23 maggio 2009

Editoriale, prima pagina e copertina


Queste mani di sabbia

stringono il feretro.

Danno vita a nuovi castelli

e buttan giù stelle.

Queste mani di sabbia

puntano il dito alla luna,

mediano tempeste

e mescolano la sera.

Ci corrono dietro,

tra i fumi del the e del caffè.

Respirano l’alcool e

ci nutrono, dileguandosi,

di speranze.


Queste mani di sabbia affondano

tra la carne viva di noi povera gente.

Versano il sangue di quegli innocenti,

tra la tivù e il megafono.

Queste mani di sabbia strisciano, ormai,

chiudono porte e non scivolano.


Queste mani di sabbia non possono stringere umanamente:

sanno rubare i nostri cuori e stritolare le nostre menti.


POESIA IN CONCORSO AL III PREMIO LAURENTUM ONLINE - VOTABILE, PREVIA REGISTRAZIONE AL SITO, AL SEGUENTE LINK:


http://www.premiolaurentum.eu/Concorso/Poesia.aspx?IDPoesia=2425



ON AIR: Frankie Hi Nrg - Quelli che ben pensano


Keywords: premio laurentum premio online quasi dimenticavo di esser morto

lunedì 18 maggio 2009

La verità sta proprio là sul comodino


Nelle camere da letto tutto è compiuto.

Camere da letto lucide e perfette:

quelle degli alberghi, senza nessuno dentro.

Le camere da letto impolverate, quelle celebrate,

quelle con dentro ancora l’odore del sonno che siamo.

Tra un comodino e un soprabito e una candela

e un libro letto sull’ultimo letto.

Di amici, fratelli. Le camere dei nostri padri:

sulle scale, da una porta socchiusa

un alone di intimo e un gorgoglio di tenebra.

Le camere dei nostri amori,

quelle che prima o poi si chiudono o rinchiudono.

Una gonna sulla seggiola, scarpe alte e basse;

lucernari e lampadari tesi come molle tese.

Camere da letto sudate. Rumori e gemiti da camera da letto.

Armadi a volta altissimi, innalzano segreti;

bauli colmi di oggetti vivi e vegeti e

cassetti seriosi di comò semivuoti.

Camere da letto profumate. (Muri spogli mai del tutto).

Oli essenziali. (Oli dipinti).

Specchio e rossetto.


Camere da letto che racchiudono Dio.

Il nostro Dio personale.

Quello che resta chiuso in camera,

quando la camera diviene stanza

e non ci accorgiamo di nulla.


ON AIR: Vampire Weekend - M79


Keywords: premio laurentum quasi dimenticavo di esser morto nuovi poeti italiani