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Cronache da Altroquando

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lunedì 24 gennaio 2011

Saluti.

La Fattoria chiude. Niente giri di parole.
Che ne abbiamo fatti già parecchi.

Chiude perchè non c'è più il tempo, non più lo spazio, non c'è mai stato.
Si chiude un periodo, bello e difficile, brutto e bello, e difficile.

E La Fattoria è stata importante.

Ringrazio tutti quelli che mi hanno seguito, e incoraggiato, e mi hanno fatto compagnia quando ne avevo bisogno.

Grazie a tutti. Non scriverò mai più un blog.


ON AIR: Vangelis - Conquest of Paradise

Keywords: The End.

Il ritorno 2.0

Con gli occhi chiusi sul viavai di facce, che fanno popolo nella mia stanza, mi sento solo che è una bellezza, quasi una vetta della mia via.

Da tronco cavo, da nido senza sonno, viene e non viene, chiede di me. Da pianto perso. che piange altrove, viene e non viene, lui chiede di me.

E a me dice il dottore, che scimmie così verdi nei sogni del paese lui non ne ha viste mai. Genio peloso! Demone del Tardi! Che mi assecondi e dopo un po’ mi perdi, portami adesso al castello corsaro, dove il pianista ha un regalo perché, suona la rumba di Donna Consuelo, lei scende le scale, consola me.

Le faccio posto sul mio tappeto, che è più leggero, da quando tu, ti sei nascosta in fondo a un segreto ed hai deciso che non voli più.

Ma a me dice il dottore che scimmie così verdi, nei sogni del paese lui non ne ha viste mai. Genio peloso! Demone del Tardi! Che mi somigli finchè non mi guardi, portami adesso l’odore del ferro, del rosmarino e del caucciù.

Tutto il tuo cielo a che cosa mi serve, se poi non riesco a tornare giù?

E ancora scalcio per il mio gusto, in fondo il posto mi sembra adatto, alla mia guerra, alla mia fame, sono venuto per disturbare.


ON AIR: Maler - Demone del tardi


Keywords: Unknown

domenica 13 giugno 2010

Il tifoso

Non amo il tifoso perché ha una strana caratteristica: non capisce che tu non lo sei e insiste a parlare con te come se tu lo fossi [...].

La situazione è particolarmente difficile con il tassista:

- Ha visto Vialli?
- No, dev'essere venuto mentre non c'ero.

- Ma stasera guarda la partita?
- No, debbo occuparmi del libro Zeta della metafisica, sa lo Stagirita?

- Bene , veda e poi mi dica. Per me Van Basten può essere il Maradona del '90? Lei che ne dice? Però io terre d'occhio Hagi.

E via discorrendo, come parlare al muro. Non è che a lui importi niente che a me non importi niente. È che non riesce a concepire che a qualcuno non ne importi niente [...]. Ho fatto l'esempio del tassista ma lo stesso accade se l'interlocutore appartiene alle classi egemoni.

È come l'ulcera, colpisce tanto il ricco che il povero.

UMBERTO ECO - SECONDO DIARIO MINIMO

Snobismo a parte un po' è vero.
Ma credo che alla fine domani la partita se la veda pure l'Umberto, chiedendosi, sotto questo caldo afoso, se tutto questo non possa comunque rientrare nella metafisica, o al limite, nell'altra metà.

Abbiamo le vuvuzelas.

P.S. Trovandomi fuori sede, via dalla fattoria, non posso inserire foto. Bloggo con uno smartphone. È una bella sensazione. Spazio libero all'immaginazione.

ON AIR: Gianna Nannini & Edoardo Bennato - Notti magiche

Keywords: mondiali sudafrica 2010 italia paraguay tifoseria vuvuzelas caldo tropicale imperial burger blogging on the road with etc snap

giovedì 10 settembre 2009

L'idraulico non verrà

Volevamo rompere i coglioni. Ci avevamo una voglia da matti.
Guardi il foglio e senti la gamba che va sola. Martella, agitata.
Volevamo ma non possiamo.
Non c'è nulla da dire. Senza scadere in scontate e superflue banalità.

...


No no...ho sbagliato io...ricominciamo.

....

Volevamo rompere i coglioni e lo facciamo.
Non volevamo solo lamentarci, ecco, tutto qua.
Volevamo dire. Dire è basta.
Qualcosa di bello anche. Una sola lacrima.
Di quelle vitali. Piene piene.
Una lacrima e un bacio.
La libertà Forse. Ma quale. Quella di chi sta seduto. E poi? E poi basta.

Tutti in piedi, prego.


14 Aprile 1912

Caro Babbo,

siamo in alto mare oramai. Da qui si vede quanto è tondo il mondo. Non ci potrai credere, ma il mare arriva fino a un certo punto, poi lo squardo s'interrompe. E l'orizzonte. Chè chiuso in casa non sapevo che fosse. Solo poche ore separano me da tutti voi ma sembra che qualcosa sia già cambiato. L'America è ancora lontana, ma poche ore non son nulla di fronte a tutta una vita. Quante volte l'hai sognata babbo? Sarò lì anche per te. Dillo pure alla mamma, chè non pianga più, che i suoi occhi vedranno coi miei ogni meraviglia che m'aspetta. Domani farò vent'anni è segnerò un solco con le mie lunghe dita nel cielo. I pochi soldi che ho con me saranno sufficienti, saranno la prima pietra dei miei sogni.
Sapessi quanta gente qua, babbo. Sapessi quante ragazze belle e simpatiche. Ho appena conosciuto Maria. E' molto bella. Come quelle che a volte vedevo nel corso senza il coraggio di regger lo sguardo. Il padre è un colonnello. E lei porta una mantella di seta rossa rossa. Ma qui è diverso babbo, qui siamo tutti sulla stessa nave. Tutti giovani e belli. Tutti verso un sogno. Che non conta quale non conta come. Siamo tutti forti babbo. Tutti giovani, capisci?
Non credere alle cose che dice la gente. Ognuno di noi è libero babbo. Dovunque sia babbo. Dovunque vada. Non credere a chi sta seduto. Non credere a chi ha il potere di dire di non esser libero. Di essere povero. Di esser finito. Finchè avremo fiato. Solo noi. Sorgerà il sole babbo. E illuminerà pure queste scarpe rotte. Di riflesso dal ponte. Un abbraccio e un bacio. A tutti voi. Da dove non so. Dal TITANIC."

VIVA L'ITALIA, L'ITALIA CHE NON HA PAURA.


ON AIR: Francesco De Gregori - L'abbigliamento di un fuochista


Keywords: la cultura della lamentela chuck palahniuk cavie

lunedì 7 settembre 2009

Siamo tornati


Rotola rotola.
Piano più piano.

Dal vociare in fondo,
dal divenire.

Senza più forma,
sempre più sordo.

Questo cielo a chiazze.
Così distante.

Nemmeno la pioggia,
bagna più il mare.

Siamo tornati.
Per disturbare.


ON AIR: Carneigra - La nave


Keywords: unknown

giovedì 6 agosto 2009

Siamo tutti vivi.


Nonostante questa strana estate.
Più faticosa del solito.
Un sacco di lavori e impegni.
Poi feste, pranzi e cene.
Concerti e birre da 66cc.
Tra poco arrivano le ferie vere.
Intanto buona estate dalla Fattoria.
Sono successe così tante cose che ci sarà da scrivere fino all'estate del 2012.
Poi finisce il mondo. Lo sapevate no?
Quel che avanza lo terremo per la prossima volta.

Recensiremo i concerti, se c'è tempo. Per il resto ci si sente a settembre.
Ciao in alfabeto morse. Siamo già in alto mare. Pedalare, pedalare.


ON AIR: Renato Zero - Galeotto fu il canotto



Keywords: Chiuso per ferie

venerdì 10 luglio 2009

Laurea igienica


Da La Fattoria un grande in bocca al lupo per domani a una cara amica. Nun te agità. Roma capoccia.

"Io mi ricordo, quattro ragazzi con la chitarra
e un pianoforte sulla spalla.
Come pini di Roma, la vita non li spezza,
questa notte è ancora nostra.
Come fanno le segretarie con gli occhiali a farsi sposare dagli avvocati?
Le bombe delle sei non fanno male,
è solo il giorno che muore, è solo il giorno che muore.
Notte prima degli esami, notte di polizia
certo qualcuno te lo sei portato via.
Notte di mamma e di papà col biberon in mano,
notte di nonne alla finestra, ma questa notte è ancora nostra.
Notte di giovani attori, di pizze fredde e di calzoni,
notte di sogni, di coppe e di campioni.
Notte di lacrime e preghiere,
la matematica non sarà mai il mio mestiere.
Si accendono le luci qui sul palco
ma quanti amici intorno, mi viene voglia di cantare.
Forse cambiati, certo un po' diversi
ma con la voglia ancora di cambiare."


ON AIR: Antonello Venditti - Notte prima degli esami


Keywords: unknown

venerdì 3 luglio 2009

Stanley


Quello che vedete nella foto è Stanley. Ora dorme, finalmente, come vedete.

E' il nuovo arrivato alla Fattoria.
Ha un mese mezzo, è un gran bastardo ma soprattutto è un genio del crimine e dell'affetto.
Lo volevamo chiamare Proust, ma non ha la posatezza dello scrittore.
Ha l'istinto del regista. Non di uno qualsiasi. Stanley, come Stanley Kubrick.
E il nome se l'è già meritato.

Che cos'è il genio? Fantasia, intuizione, decisione e velocità di esecuzione, diceva il Necchi di Amici miei. E' questo è Stanley, chè in due giorni ha già imparato a fare la pipì sul Foglio di Giuliano Ferrara. Ha già capito.
Cosa ci faccia Il Foglio in casa nostra non chiedetecelo. La risposta ve l'abbiamo appena data.

Non è stato facile ovviare ai mille problemi che si son presentati per tenerlo. Ma siamo stati tenaci, determinati. Non riuscivamo più a immaginare la nostra giornata senza di lui. Gli son bastate poche ore per imporsi. Un colpo di coda e via ogni dubbio. Altro che PD. Altro che Franceschini.
Ce lo immaginiamo già un cane importante, da grande.

E così ve lo possiamo presentare, ora. Ogni tanto magari gli facciamo commentare qualcosa. Ancora non sa scrivere, ma imparerà presto. Domani lo portiamo anche a vedere Lucio Dalla.

Diceva Arthur Schopenauer: Chi non ha mai avuto un cane non saprà mai cosa significhi essere amati. Noi lo sapevamo già. Ma non ci si stanca mai d'imparare.

"Ecco, vedi, potevamo chiamarlo anche Arthur...nome palloso però...meglio Schopenauer! Ma poi si monta la testa."

Va bene Stanley. Come fa di cognome glielo diremo più avanti.


ON AIR: B-nario - Passeggiando col mio cane


Keywords: unknown

giovedì 18 giugno 2009

Cosa credi


Ho in mente te.
Che mi guardi col sole d'estate.
Il sole d'agosto. Quello forte.
I tuoi occhi belli e dolci.
Ho in mente te con l'asfalto che scorre, affianco a me.
Che solo quello è vero e nient'altro.
Ho in mente te con la musica.
Con le nostre canzoni.
In quelle strade deserte. Quando non c'è nessuno.
Solo noi sperduti via. Nel tempo, nello spazio.
Ho in mente te che ti guardi attorno.
Che mi chiedi cos'è.
Io che ti racconto, che ti spiego tutto.
Te che sorridi ancora.
Ho in mente te così pura, così angelica, così speciale.
Ho in mente il tuo viso che si rilassa mentre allunghi la mano sulla mia.
Quando abbiamo parlato tanto da sfinirci.
Di ogni cosa. Di ogni vita. Di ogni mondo possibile.
Quando mi chiedo da dove vieni. Che a volte non e possibile crederci.
Ho in mente quei silenzi.
Dove non c'è anima viva.
Tra le valli e i monti della Sardegna.
Tra il cielo e il mare.
Quando non dovete dire più niente.
Quando potresti chiedermi ogni cosa.
Che non capisco, che potresti pure fregarmi.
Quando è uguale.
Che anche se muoio son contento.
Che devi dirglielo.
Se puoi.
Che non mi lasci mai.


ON AIR: Paolo Conte - Boogie


Keywords: unknown

mercoledì 17 giugno 2009

Fuga andata e ritorno


Che spesso ce ne vogliamo andare.
Scappare, fuggire da questa melma che ci circonda e ci assale.
Politici, telegiornali, ignoranti che bussano sempre e quando apri non entrano.
Chiudersi fuori, nell'arte e nel sogno.
Che spesso si rischia di astrarsi, però. Che con la realtà bisogna farci sempre i conti.
E allora pensiamo alle cose belle, a quante ce ne sono.
Ed è così, che chiusi in noi stessi, riusciamo a pensare agli altri, riusciamo a pensare ad altro. In overdose di pensiero e pace, riusciamo ancora una volta a portare un pò di nostro dove prima non c'era.
Non ci faremo fottere dalla superficialità del nostro tempo.
Lasciateci pensare, solo un momento. Godere della diversità, della solitudine.
Solo un momento.
Poi lasciate che torniamo. Che senza non ce la facciamo.
Che di volere andar via ci piace fingere, sol per poter ritornare.
E ancora godere. Ancora andare.

Al mio cantuccio, donde non sento
se non le reste brusir del grano,

il suon dell'ore viene col vento

dal non veduto borgo montano:

suono che uguale, che blando cade,

come una voce che persuade.


Tu dici, è l'ora; tu dici, è tardi,

voce che cadi blanda dal cielo.

Ma un poco ancora lascia che guardi
l'albero, il ragno, l'ape, lo stelo,
cose ch'han molti secoli o un anno

o un'ora, e quelle nubi che vanno.


Lasciami immoto qui rimanere

fra tanto moto d'ale e di fronde;

e udire il gallo che da un podere

chiama, e da un altro l'altro risponde,
e,
quando altrove l'anima è fissa,

gli strilli d'una cincia che rissa.

E suona ancora l'ora, e mi manda
prima un suo grido di meraviglia

tinnulo, e quindi con la sua blanda

voce di prima parla e consiglia,

e grave grave grave m'incuora:

mi dice, è tardi; mi dice, è l'ora.

Tu vuoi che pensi dunque al ritorno,
voce che cadi blanda dal cielo!

Ma bello è questo poco di giorno

che mi traluce come da un velo!

Lo so ch'è l'ora, lo so ch'è tardi;
ma un poco ancora lascia che guardi.

Lascia che guardi dentro il mio cuore,
lascia ch'io viva del mio passato;
se c'è sul bronco sempre quel fiore,
s'io trovi un bacio che non ho dato!
Nel mio cantuccio d'ombra romita
lascia ch'io pianga su la mia vita!

E suona ancora l'ora, e mi squilla
due volte un grido quasi di cruccio,
e poi, tornata blanda e tranquilla,
mi persuade nel mio cantuccio:
è tardi! è l'ora! Sì, ritorniamo
dove son quelli ch'amano ed amo.


(Giovanni Pascoli - L'ora di Barga - dai Canti di Castelvecchio - 1900)


ON AIR: Telefon Tel Aviv - The Birds



Keywords: l'ora di barga giovanni pascoli canti di castelvecchio testo telefon tel aviv rip charlie cooper immolate yourself

sabato 13 giugno 2009

La verità sta nel mezzo. La meschinità nel medio.


Io sono una forza del Passato.
Solo nella tradizione è il mio amore.

Vengo dai ruderi, dalle chiese,

dalle pale d'altare, dai borghi

abbandonati sugli Appennini o le Prealpi
dove sono vissuti i fratelli.

Giro per la Tuscolana come un pazzo,

per l'Appia come un cane senza

padrone.

O guardo i crepuscoli, le mattine

su Roma, sulla Ciociaria, sul Mondo,

come i i primi atti della Dopostoria,

cui io assisto per privilegio d'anagrafe,

dall'orlo estremo di qualche età
sepolta.
Mostruoso è chi è nato

dalle viscere di una donna morta.

E io, feto adulto
mi aggiro,
più moderno di ogni moderno,
a cercare fratelli che non sono più.


- Ha capito qualcosa...?
- Beh, ho capito molto... ... ...giro per la Tuscolana... ...
- Scriva, scriva quello che le dico:
lei non ha capito perchè è un uomo MEDIO...è così?
- Beh, si...
- Ma lei non sa cos'è un uomo medio? E' un mostro... Un pericoloso delinquente. Conformista!
Colonialista! Razzista! Schiavista! Qualunquista!
- ...hu hu huuu...aha ha hah....
- E' malato di cuore lei?
- ...no...no...facendo le corna...
- Peccato. Perchè se mi crepava qui davanti sarebbe stato un buon elemento per il lancio del mio
film. Tanto lei non esiste.

(dal film La Ricotta di P. P. Pasolini, 1963)


Come Pier Paolo, non ci interessa avere rapporti con l'uomo medio.
Con la sua ignoranza. La sua incosistenza.
Il suo credere in ciò che è scritto. Che è provato.
La sua cultura fasulla.
Il suo non comprendere alcun tipo d'arte, di poesia.
Stiamo bene sol con i popolani, o con gli intellettuali.
Il resto può anche impiccarsi.
Tanto non esiste.


ON AIR: Domenico Modugno - Cosa sono le nuvole


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martedì 9 giugno 2009

La Quantità


Dicono che qualcuno sia morto mentre aspettava.
Tanti, probabilmente.
Altri hanno atteso.
E qualcosa è cambiato.
Qualcuno ha impiegato il suo tempo a tapparsi il naso.
Qualcuno ad adattarsi, a conformarsi alla puzza che ha intorno.
C'è chi ha deciso di sedersi.
Chi ha visto scorrere gli anni senza mai tregua.
Senza ciò che voleva.
Senza gli anni passati.
Solo molecole. Convenzioni.
Mentre tutto era fermo, la giostra girava e girava.
Qualcuno invece no.
Qualcuno il suo tempo lo impiegava in altro modo.
Fuori dai giornali, dai telegiornali, dai radiogiornali, dai Blog-giornali.
Fuori dalle cazzate immobili e stagnanti.
Dai conflitti d'interesse, dalle diatribe sulle prostitute della televisione.
Qualcuno mentre tutto scorreva denso e stantio guardava avanti.
Fuori dalla politica di oggi.
Qualcuno stava male solo a sentirne parlare.
Qualcuno gli ha detto che il tempo passava e che le cose erano sempre lì immobili e che lui non se ne accorgeva.
Qualcuno si voltava e guardava ancora avanti.
E guardava quelli che mentre sotto ipnosi, frastornati eppure felici, nel profondo, confondevano il movimento della giostra col proprio.
Poi è arrivato il cambiamento e non se ne sono accorti.
Erano vecchi ormai.
Credevano di lottare ma invece ripetevano la stessa frase all'infinito.
Senza cambiare rotta, senza cambiare idea.
E il cambiamento pensavano fosse un palmo. Prima piatto e poi rovescio.
Pensavano di farlo a parole, a gesti.
Ed era tardi ormai per alzare lo sguardo.

Mentre qualcuno si arrovellava la mente e il cuore coi partiti, ieri ho pensato al tempo.
Chè il tempo non esiste, forse.
Che la musica la letteratura l'arte il cinema il vino e l'amore sono eterni per questo.
Perchè se il tempo esistesse non esisterebbero loro.
E ho pensato a un film di Bertolucci dove un personaggio raccontava una storia d'Oriente.
"Molto più vecchia del vostro Proust", diceva.

La storia di un tizio che sedeva e pensava ed eremitava e di un tale suo discepolo. Il primo chiese al secondo di portargli un pò d'acqua. Il giovanotto in gamba, però, preso com'era da chissà quali cazzate se ne scordò e si perse in una valle, conobbe persone, poi una donna, si sposò, per le stesse cazzate lottò, figliò e poi scoppiò un'epidemia che uccise tutti quelli che aveva intorno. Vecchio, solo e malato si ricordò d'un tratto dell'acqua. Viaggiò per mari e monti, dunque, e tornò nel luogo in cui l'aveva incontrato. Quasi gli venne un colpo per la sorpresa di trovarlo ancora lì e mentre si sgranava gli occhi il tizio si voltò e sorridendo gli chiese dove diavolo mai fosse andato a prendere l'acqua che era tutto il pomeriggio che aspettava.

Mi son sempre chiesto a che pensava il vecchio assetato. Ma son sicuro che non è mai stato fermo lì. Quello fermo era l'altro, che è tornato senza niente e senza nemmeno l'acqua.
Amate a dismisura, le persone che avete attorno, la vita, le cose, le passioni che vi tengono quel labile cazzo di soffio che vi esce di bocca. Solo così, se esiste, gliela mettete nel culo al tempo.
Sputate sangue, bile e sorrisi poi. Ma non perdetevi nelle bassezza, nella volgarità, nelle cose da perdenti che vi vogliono vendere e appiccicare addosso. Nella Quantità.

"Se è solo nell'acqua limpida che ti puoi specchiare, allora guariscimi, Dio della Quantità, dall'affanno e da me!
Dammene da godere della Quantità incommensurabile, ma non ingolfarmi, non farmi perdere nel niente, nel frastuono, nel ristagno, non farmi incasellare i giorni in quelle formette da dolci, giacchè nessun giorno è una vaschetta. E' uno sfiato...
Danne ancora al mio cuore...il mio cuore! E' morto mille volte almeno, il mio cuore. Ha vissuto addirittura morendo, covando la morte in sè, se l'è tenuta attaccata, ben stretta, senza distinguerla, ed è morto cento volte al giorno. E' la vita...ma è certo, non si muore tutte le mattine, si muore una volta sola." (Vinicio Capossela - Non si muore tutte le mattine - Feltrinelli 2004)

Qui dalla Fattoria, intanto, è sempre un Altroquando.


ON AIR: Nick Drake - Time has told me


Keywords: elezioni europee 2009 partiti candidati liste alla ricerca del tempo perduto la vita di milarepa vinicio capossela non si muore tutte le mattine 2004 in clandestinità 2009

domenica 7 giugno 2009

La mia famiglia e altri animali


La Collana Adelphi.
Quella spoglia, nuda e cruda.
Quella che se non pubblica mattoni, pubblica autori strani. Anche più di E/o, si.
Mattoni in tinta unita. Dai colori opachi.
Economici molto poco.
L'Adelphi, negli anni Settanta era una bandiera. Per gli intellettuali.
Specie per i sinistroidi.
In ogni casa rispettosamente noiosa ne vedevi tantissimi.
Io li ho sempre odiati.
Quando me ne regalavano uno, stringevo i denti.
Quando ne compravo uno mi chiedevo perchè.
Gli Adelphi sono pallosi. Insopportabili a volte.
Lo sostengo sempre.
In ogni discussione letteraria che affronto, trovo sempre il modo di insultare gli Adelphi.
Sono gli unici libri che hai il coraggio di mollare senza sensi di colpa.
Che ti fanno incazzare come una bestia.
Che se te ne porti uno al mare e si bagna non te ne frega niente.
Che a volte li sbatti contro il muro.
Ricordo In Patagonia di Chatwin.
Era un sacco di tempo che volevo leggerlo.
Ricordo un caldo pomeriggio d'estate in cui lo gettai via dalla finestra.
Poi uscii a raccoglierlo mezzo sporco e stropicciato.
Poi un giorno mi accorgo di una cosa.
Scorro con lo sguardo le mie librerie.
Steso sul letto, come faccio spesso.
Ripercorro la storia dei miei libri e ripercorro la mia.
Con un immaginario dito scorro e spolvero e ne vedo uno. Si, un Adelphi del cazzo.
Poi ne vedo un altro e un altro ancora.
Un brivido mi corre lungo la schiena.
Mi rendo conto che gli Adelphi, nelle mie librerie, dominano.
Com'è possibile? Oh mioddio.
Sarò mica masochista.
Li odio e son sempre lì.
Come quello che la mena sulla globalizzazione con ai piedi le Nike.
Dannazione. Vorrei farli sparire.
Mi chiedo cosa potrebbe significare in psicologia questo mio comportamento deviato.
Ci penso su per tutto il giorno.
Poi ieri vado in libreria a cercare un titolo.
La mia famiglia e altri animali, si chiama. Di Gerald Durrel.
Lo cerco. Lo trovo.
Adelphi.
Non poteva pubblicarlo Einaudi? Anche Mondadori, anche Newton Compton, ma non Adelphi.
Panico. Terrore. Miseria.
Lo prendo comunque. Sono malato ormai. Ho bisogno di aiuto.
Leggo nel retrocopertina:

"Questa è la storia dei cinque anni che ho trascorso da ragazzo, con la mia famiglia, nell'isola greca di Corfù. In origine doveva essere un resoconto blandamente nostalgico della storia naturale dell'isola, ma ho commesso il grave errore di infilare la mia famiglia nel primo capitolo del libro. Non appena si sono trovati sulla pagina non ne hanno più voluto sapere di levarsi di torno, e hanno persino invitato i vari amici a dividere i capitolo con loro."

Ho sorriso.
Ecco, gli Adelphi sono così. Sono come gli amici. Come i parenti. Non li scegli.

Questa è la storia della mia libreria. Inizialmente doveva essere solo un resoconto felice di una vita da lettore felice. Poi ho commesso il grave di errore di infilarci gli Adelphi. Prima Burroughs, poi Marai. Prima Kundera poi Lorenz. Chatwin. Dai Sijie. Naipaul.
Da allora non ne hanno più voluto sapere di levarsi di torno.

Bukowski, Fante, Palahniuk e Marquez sono ancora incazzati neri.
Com'è dura, mettere d'accordo una famiglia.
Lo dice sempre, mio padre.


ON AIR: Ismael Lo - Tajabone


Keywords: la mia famiglia e altri animali gerald durrel recensione adelphi noiosi intellettuali libri mattoni letterari

venerdì 29 maggio 2009

Accolita dei rancorosi


Hai presente le persone cattive?
Quelle invidiose.
Hai presente? In visibilio se va male, incazzose se va bene.
Hai presente quelle che parlano che sparlano.
Quelle che la notte non sanno più che fare. Non sanno nemmeno dormire.
Hai presenti quei mezzi busti che non hanno amici veri?
Che sanno di plastica e stanno e ristagnano tra il loro savoir faire e
risentita vita, che hanno la sensazione di aver perso?
Nei tavolini dei bar. Stesi sui loro asciugamani. Adagiati in ciò che hanno.
Hai presente quelle che vorrebbero essere uguali, che vorrebbero.
Hai presente le persone che non hanno avuto il coraggio?
Quelle che non ce l'hanno. Quelle che lo sanno.
Quelle che hanno già visto e sentito.
Quelle che non hanno mai ascoltato.
Hai presente le persone che strisciano e s'appigliano. E s'atteggiano. E strisceranno.
Hai presente che non si sa dove vanno.
Che son fermi. Che lo sanno.
Che migrano. Fuggono. Ogni tanto.
A volte viaggiano, o volano via, con soli compagni libri e dischi impazziti? Arroccati nella media borghesia media, quella che non l'ha mai saputo. In onde medie. Basse frequenze.
"Si sappia in giro fanno".
Hai presente il suono del loro respiro?
Ce l'hai presente quando li guardi soddisfatti.
Come accellerano. E si buttano giù.
E trasalgono.
Loro vanno. Viaggiano. Sanno. Conoscono.
E poi son sempre lì. Fermi nello stesso punto.
Si mordono la coda.
A ogni slancio rimbalzano.
Che non l'hanno scelto.
Si che lo sai.
Li conosci.
Ne conosci tanti. Uno e nessuno.
Infestano le nostre esistenze. A volte, non si sa come, riescono ad avvicinarti.
A tirarti dentro il loro cerchio.
A sminuire la tua gioia. A farti pentire di averlo fatto.
A volte ci riescono. A volte no.
Identificati. Segnati.
Le persone negative non servono. Ti bloccano. Ti impediscono.
Annota i loro nomi.
Le loro facce subdole. La loro schifosa ironia da perdente. La loro vigliaccheria.
La loro sconfitta fitta.
E poi corri. Perchè non potranno raggiungerti.
O falli stare se vogliono. Ma falli stare seduti.
Che noi siamo noi e loro non sono un cazzo.


p.s.

Grande festa, allora. Stasera, in Fattoria.
Il maiale più grasso verrà ucciso e mangiato.


ON AIR: Marlene Kuntz - Fantasma


Keywords: unknown

martedì 26 maggio 2009

Quando arriva la prima notte d'estate


Perchè alla fine è strana.
Alla fine non sembra vera.
Parli di film, poi di politica. Che non sembra vero.
Che un dio ci aiuti ad eliminarle le cose ininfluenti, inesistenti.
Arriva una notte che poi è una sera. Che bellaria. Senza apostrofo,
Poi la musica. Dischi belli, evocativi. Oramai immortali. Ma liquidi, per quanto pesano, per quanto corrono leggeri. Una notte d'estate in anticipo. Che lo sapevi che arrivava.
Poi libri, poi Dio. A petto nudo. E il mio migliore amico vuole regalarmi un disco in vinile. Che mi dice non sai. Che non ci penso più. Scorro le etichette nella mente. Chissà qual'è.
Pensavamo al mare, al mare di notte. Siamo cresciuti insieme. Senza donne stasera, a chiacchierare. Con Italo, al massimo. Siamo Svevi. Siamo Zeni. Coscienze.
Guardiamo la finestra di fronte allora. Come cambia tutto. Come tutto è uguale.
Nella prima notte d'estate. Dalla città alla provincia. Sdraiati che non si sa di che parli alla fine.
Anche se non è una notte qualunque.
Perche io ci son nato il 25. Di 25.000 anni fa.


ON AIR: The Flaming Lips - In the morning of magicians


Keywords: unknown

giovedì 17 maggio 2007

Immersione


Creo questo posto perchè è qua che sono capitato.
Mi è passato tante volte per la testa di farlo.
Forse in sogno.
Ma anche no.
In questi casi devi scegliere che dire e sembra che ogni cosa non sia mai impostata del tutto bene.
Così, lucido e distaccato, ho deciso di deludere ogni vostra aspettativa.
In questo blog non c'è niente di Vostro.
Tutto gravita attorno al nulla.
Al cosmo infinito.
Io non esisto.
E neppure voi.
Solo parole vivono qua.
Ma tratteggiamo immagini, suoni e sopratutto deliri dei giorni nostri.
Non sappiamo più che sono.
Non sappiamo più chi siamo.
Anche delle storie che raccontiamo non sappiamo più di tanto.
Della rabbia nascosta non scorgiamo che il naso a punta.
Per certi versi saremmo diffidenti.
Per altri indifferenti
E da qualsiasi punto di vista saremmo sempre contro.
Delle vostre facce non resta più niente.
Dei vostri nomi resta quel che resta.
Il vero e il falso sono solo aggettivi di comodo.
Il bianco e il nero una scelta.
Avvicinate l'orecchio alle casse.
Ora, se volete, potete farle vostre.
Ora.
Da qui abbiamo deciso di ripartire.
Un mondo parallelo.
Dove non ci sono tempi morti.


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