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Cronache da Altroquando

martedì 30 giugno 2009

Programma Rocce Rosse Blues 2009 - Evaporati in una nuvola rossa - Morgan e PFM

TUTTI I POST SUL FESTIVAL LI TROVI NELL'INDICE A SINISTRA CLICCANDO SULL'ETICHETTA "SPECIALE ROCCE ROSSE BLUES 2009"

Talvolta ci si deve ricredere.
E' giusto che sia così, e in questi casi non può che far piacere.
Dopo le iniziali illusioni, che andavano sempre più scemando, ci era sembrato giusto buttarla sul tragico, naturalmente.
Un pò per scaramanzia, un pò per rompere i coglioni, sempre e comunque, naturalmente.

Capita così che, nonostante la penosa campagna pubblicitaria e la disarmante lentezza (questa critica non la si può ritirare di certo) il cartellone del nostro amato Festival si delinea, oseremmo dire, davvero ricco.
Quest'affannosa ricerca dei pezzi mancanti potrebbe concludersi nei migliori dei modi, visti i nomi ufficializzati nei giorni scorsi e quelli nuovi appena comfermati.

Possiamo così stilare un primo programma semi-ufficiale (fremiamo stavolta) davvero ghiotto. Un programma un pò per tutti, con nomi di spicco e all'altezza della gloriosa nomea del Rocce Rosse che fu.

Arrivano dunque il grande Morgan e la leggendaria Premiata Forneria Marconi.

Questo è Rocce Rosse Blues 2009, in attesa di nuove gradite sorprese e della comunicazione dei nomi della sezione blues per il momento latitante:


- 8 Agosto - Claudio Baglioni
Poltronissima 35 Euro-Poltrona/30 Euro

- 13 Agosto - Francesco De Gregori
Poltronissima 25 Euro/Poltrona 20 Euro

- 14 Agosto - Ska-P
Posto unico/20 Euro

- 15 Agosto - Subsonica
Posto unico/20 Euro

- 16 Agosto - Morgan e Le Sagome
Posto unico/20 Euro

- 18 Agosto - PFM canta De Andrè
Posto unico/20 Euro

[+ DIRITTI DI PREVENDITA]


I biglietti, oltre che al Boxoffice di Cagliari (070/657428), alla Cartolibreria Muceli di Viale Arbatax e al Bar Gelateria La Piazzetta a Tortolì sono facilmente acquistabili via internet sul circuito Ticketone e Greenticket.

I concerti si svolgeranno tutti nel Piazzale degli Scogli Rossi di Arbatax (Tortolì) e avranno inizio intorno alle 22.00.


E che ci voleva per metterci a tacere? Se vi sembra poco stavolta ci toccherà difenderli noi quei vecchi mandrilli.
Ora basta fare un pò di pubblicità, spicciarsi ad aggiornare il sito, comunicare il programma completo e ufficiale con gli altri nomi, blues in particolare, e per quest'anno siete promossi. Magari l'anno prossimo lo fate un pò prima e meglio e anzichè critiche riceverete ovazioni.

SMENTITECI ANCORA.


Per ora è tutto, aggiornamenti e news presto su La Fattoria. Noi siamo pronti.


ON AIR - Fabrizio De Andre e PFM - Amico Fragile (LIVE)


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Matthew Bourne's Dorian Gray


Il Dorian Gray dei giorni nostri, insomma.

Prendete il romanzo di Wilde e iniziate a convertire personaggi, simboli, vezzi e vizi in sintonia col nostro tempo.
Pensate a quanto è attuale. Pensate che Oscar Wilde lo scrisse nel 1890 e, a distanza di centovent'anni, pensate, anzichè perdere in attualità, a quanto nè guadagna.

E così Matthew Bourne, per molti il più grande coreografo contemporaneo della scena mondiale, Dorian ha deciso di farlo impersonare, anzichè da un pittore, da un modello, un foto-modello.

E più che mai, qui, la bellezza non si realizza nell'arte ma nell'apparenza. E come in Visconti, altro grande esteta, ma molto più che decadente (qualcuno potrebbe obbiettare ma non ce ne può fregà de meno) la soluzione ultima è la morte, il degrado fisico e morale, la morte spiccia e quella spirituale.

“La foto di Dorian Gray”, potrebbe chiamarsi il nostro spettacolo: solo due date in Italia, a Ravenna e a Parma, tutto esaurito, ovviamente.


La foto, già, perchè qui non ci sono ritratti. C'è la foto del mega-manifesto del profumo Immortal. Mega, stile Silvio. Immortal.

Onde poi essere storpiato in Mortal. Quando la vanità muore e così i pilastri di carta di una società fondata sull'immagine e l'apparenza.

Il mito dell'eterna giovinezza rappresentata dai chirurghi in un numero di danza moderna su base elttro-pop che colpisce anche il più scettico verso i balletti, come me. Si, perchè alla fine chiamarlo balletto fa ridere. Anche se di questo si tratta. Bisogna inventare parole nuove, mi sa. Perchè sennò alla fine si attirano le ignare bacucche da teatro addobbate a festa, che alla fine ci son rimaste male che ad applaudire non erano loro.


Eravamo noi, infatti, ipnotizzati dall'attualità, dalle luci, dalla regia magistrale, dalle straordinarie musiche, eseguite dal vivo, originali di Terry Davies che dobbiamo assolutamente procurarci il disco.


IL DISCO: nei migliori negozi dal 6 luglio 2009. Accettate il consiglio, chè su questo posso garantire, per quanto riguarda lo spettacolo, invece, forse è meglio che cerchiate una recensione più seria, che noi alla fine di balletti non ce ne intendiamo mica.


ON AIR: Terry Davies - Basil's World


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lunedì 22 giugno 2009

Programma Rocce Rosse Blues 2009 - News - Concerto Afterhours annullato

TUTTI I POST SUL FESTIVAL LI TROVI NELL'INDICE A SINISTRA CLICCANDO SULL'ETICHETTA "SPECIALE ROCCE ROSSE BLUES 2009"

Ora si che li riconosciamo.
Si comincia, dunque.
L'unico festival in cui i concerti vengono annullati ancora prima di essere annunciati.
Sembra un paradosso ma è semplice.
Tu la spari, vendi i biglietti ma non dici nulla a nessuno.
Poi lo annulli. Se non l'hanno annunciato come fai ad accusarli di averlo annullato?

E così chi ha acquistato i biglietti su Ticketone ora va e se li fa rimborsare, muto e zitto.
Chi voleva acquistarli invece va sul sito di Ticketone e si becca il messaggio di Evento Annullato.
Questa la nostra fonte, speriamo di sbagliarci. Sarebbe un peccato avere ragione.
Speriamo proprio. Speriamo che la ridicolaggine non abbia fine come al solito e ci ripensino rimettendo i biglietti in vendita. Così muti e zitti tornate a comprare i biglietti. Poi ve lo riannullano. E' un gioco. Ecco perchè al tabacchino non li avevano. Mica son nuovi poi a queste cose. Era successo nel 2006, magari non lo sapete. Ma il comunicato fu persino vergognoso.

POTETE LEGGERE IL COMUNICATO STAMPA Di ALLORA DELLA MESCAL E INDIGNARVI LIBERAMENTE QUA

E ora, quindi, smettetela di inseguire le ragazze di Papi e quei pettegolezzi lì perchè qua ci si divertirà di più.
Scommesse riaperte, si paga profumatamente.
A quando il programma? I miei amici continentali vanno in vacanza da un'altra parte. Glielo dicevo io, dai aspettate ancora un pò, ora esce, ora ci dicono nomi date prezzi e pacchetti, vedrete! Nada, invece. Vanno allo Szieget, in Ungheria. Grazie, Rocce Rosse!


ON AIR: Afterhours - Quello che non c'è


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La fermata sovietica


La fermata dell’autobus ha una magia particolare. Riesce a unire persone sconosciute in attimi di empatia estemporanea. Un’occasione unica e irripetibile di sfogo collettivo. Che è meglio di una seduta di psicanalisi. Ti libera per qualche minuto dalla rabbia nei confronti di tutti i mali del mondo. La saggezza popolare fiorisce fra paline e interminabili minuti di attesa. L’occasione casualmente data dall’invettiva mal trattenuta.

Così magari ti trovi a Roma e magari è quasi mezzogiorno. Caldo tropicale. L'attesa è stremante, 20 minuti e dell'autobus 309 nemmeno l'ombra.
Siamo oramai un bel gruppetto. Salta su il vecchio e spezza il torpore che ci attanaglia da diversi minuti, a un passo dal coma profondo. - E' tutta colpa dei comunisti, maledetti, che non c'han voglia di lavorare! ... Sorrisi complici. Imbarazzati. Divertiti. Eccheccazzo, di qualcuno sarà la colpa. Che stiamo al sole. Che ci abbiam fame. Che stiam tardando. - Scusi ma che c'entrano i comunisti...? ...così...per curiosità... - E' colpa loro...sempre a lamentarsi poi nun c'han voglia de fa niente. - Eh... ma non c'avete mica la destra pure qua? - Si ma gli autisti! I sindacati...sono ovunque! - ... ah. Beh, si è vero.
Maledetti rossi. E manco un pò di neve a rifocillarci come a Mosca o a Stalingrado.
Son dappertutto i comunisti. Vecchia volpe che l'ha capito. Lui ha il suo nemico personale. Sempre lì. Non stanno nè in comune nè in parlamento, nè in cielo nè in terra ma occupano un posto d'onore nel nostro immaginario. Un governo ombra più presente degli altri. Più influente. Poco importa che su ci stiano gli uni o gli altri. Che ci possiamo fare con loro? I comunisti, invece, sempre loro maledetti. Questi straordinari ectoplasmi dalla spalle larghissime. Che soddisfazione ci danno. Pensa un pò se passa il referendum. Il 309, invece, non passa più. La soglia di sbarramento ci fa sparpagliare, spaesati, qualcuno va via.

- Taxi! ... Via Sanpietroburgo, alla svelta. - Eh dipende dal traffico...! -
Tutti fascisti questi, invece.

O gli uni o gli altri, stamattina, non si scappa.
Mitici echi di storia ci sovrastano.
Con la Nazionale che ha perso in Africa.
Berlino è lontana.
E Roma non sarà mai più la stessa.

Il caldo: che droga meravigliosa.


ON AIR: Vinicio Capossela - Moskavalza


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domenica 21 giugno 2009

Migrano



-Un barlume.

Ma solo l’ombra

(in forse)

Delle luci dei camion

Sull’autostrada deserta.

Verso casa.

Siamo pennelli

Fiaccole

Che segnano, le pietre miliari

Come mille denti

Dal ciglio della corsia opposta.

Dai sogni di ieri

Ai milioni di frammenti

(Interrotti)

Di bugie

Di feste

Di speranze

Di visioni

Di oggi.


Il sale schiaccia l’aria.

Polveri stellari

Fanno in modo che il cielo sia buio

Nonostante miliardi di stelle

(Olbers).

Discorsi paradossali

Nell’abitacolo

Della mente.

Dalla mente

Che da qui conduce

Verso un luogo silenzioso

Che non sappiamo come si chiama.

Ci saremmo persi.

O sennò, ci perderemo.

(piuttosto)

Ma viaggiamo sicuri.

Nel viaggio.

Arriviamo stanchi.

Eppure sereni.

Con la voglia

Soltanto di dormire

Nella stanza

Scaldata dai fiati

Di noi esploratori.

Solo per sognare

Di essere già arrivati.

Per poi tornare

(subito, ad occhi aperti)


Indietro.


ON AIR: Air - High school lover


Keywords: unknown

sabato 20 giugno 2009

Programma Rocce Rosse Blues - Baglioni e De Gregori

TUTTI I POST SUL FESTIVAL LI TROVI NELL'INDICE A SINISTRA CLICCANDO SULL'ETICHETTA "SPECIALE ROCCE ROSSE BLUES 2009"

Tra non molto gli articoli dei giornali su Rocce Rosse non verranno più pubblicati nelle pagine degli spettacoli, bensì in quelle di cronaca. Cronaca investigativa per la precisione.
E così dopo intense e faticose indagini, piano piano stiamo costruendo il programma ufficiale che, ad oggi sabato 20 giugno, non è ancora stato nemmeno accennato da un qualsivoglia straccio di comunicato stampa. Con buona pace nostra e vostra.

Detto questo, le polemiche non guastano vista la situazione, possiamo finalmente annunciarvi i due nuovi nomi in cartellone. Nomi altisonanti, che possono anche non piacere, ma che, bisogna ammettere (ecco che arrivano anche i complimenti), fa piacere siano stati ingaggiati in quanto porteranno senza ombra di dubbio una fiumana di gente (sempre che tutta questa gente lo sappia in tempo). Soprattutto il primo, lui, il reuccio Claudio, non Villa, quello nuovo, Claudio Baglioni. Se non erro in un altro post era stata fatta una battuta sul suo mega tour megalomane e alla fine, inaspettatamnete eccolo a Rocce Rosse: 8 agosto 2009, Piazzale Scogli Rossi, biglietti già in prevendita (a breve vi comunicheremo i prezzi e un riepilogo dei nomi certi finora).
Chissà quanto sarà contenta la mia mamma e le vostre. Baglioni è da anni uno dei maestri del sold-out, dunque se siete interessati e meglio che vi afrettiate. Q.P.G.A. Gran Concerto 2009.

Secondo nome: Francesco De Gregori. Il sottoscritto l'ha già visto diverse volte e non mancherà neppure a questa. E' molto probabile che nel caso dell'autore di Rimmel, Viva l'Italia e Buonanotte Fiorellino ad essere contenti possano essere non solo le mamme ma anche i figli.
De Gregori suonò a Rocce Rosse già nel 2006 (o 2005? Non ricordo bene...) quando il Festival si svolse a Santa Maria Navarrese. Il concerto non viene ricordato per la maestria dei fonici. Speriamo meglio stavolta, ma il 13 agosto prossimo, alle Rocce Rosse, son sicuro che ci emozioneremo e divertiremo quanto basta.

Insomma, come potete constatare, quatti quatti, lemme lemme, il programma di Rocce Rosse & Blues 2009 si sta rivelando, come ci si aspettava, uno dei migliori a livello nazionale.

Sempre nell'ambito di Rocce Rosse dovrebbe essere inoltre previsto per il 4 agosto, come accennato, lo spettacolo dell'elegantissima, intelligentissima, coltissima e mai volgare Sabina Guzzanti. Che culo. Lo so che aspettavate questa notizia con ansia.

Con la speranza di potervi presto annunciare invece uno di quegli agognati grandi nomi della scena rock mondiale che in tanti aspettiamo, vi porgiamo i più cari saluti e vi diamo appuntamento al prossimo post.

Intanto commentate, leggete, iscrivetevi, fate quel che volete ma grazie mille per le tante visite che ci concedete, ogni giorno in costante crescita. Non ce l'aspettavamo, davvero. Commossi. Viva l'Italia.


ON AIR - Francesco De Gregori - Sangue su sangue


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venerdì 19 giugno 2009

La scomparsa della privacy


Possiamo anche essere d'accordo. Un pò per rabbia. Un pò per ridere. Per quella manica di stronzi che devono metterle per forza le tue foto in internet. Che escono la sera e fanno foto a raffica solo per quello. Che devono mostrarti a tutti i costi ciò che fanno. Che non si capisce perchè se hanno 832 amici, la sera li becchi sempre con i soliti quattro stronzi.


"Buongiorno, sono un losco figuro con un impermeabile liso e gli occhiali da sole anche se sono le sette di sera, mi potrebbe per favore comunicare tutti i suoi dati personali, i suoi orientamenti commerciali e politici, e compilarmi una lista il più possibile precisa di tutte le sue amicizie, frequentazioni, e di tutti coloro che ha mai incontrato in vita sua? No? Beh, grazie lo stesso. Devo provare qualcosa di nuovo.

Buongiorno, sono un simpatico sito internet che usano tutti e che permette di restare in contatto con i tuoi amici, mi potrebbe per favore comunicare tutti i suoi dati personali, i suoi orientamenti commerciali e politici, e compilarmi una lista il più possibile precisa di tutte le sue amicizie, frequentazioni, e di tutti coloro che lei ha mai incontrato in vita sua? Sì? Beh…wow,grazie!

Facebook è il male. Se Internet fosse la rivoluzione francese, facebook sarebbe Robespierre. Io ci speravo davvero in internet, grande promessa per un futuro di democrazia digitale in cui la libertà è a portata di mano e la verità viene sempre a galla: wikipedia, i blog, la digitalizzazione del sapere dell’umanità, la democratizzazione vera e definitiva della cultura. Un cazzo! Facebook mi ha aperto gli occhi. All’inizio pensavo che fosse come tutti quegli altri “servizi” del “web 2.0″ che non servono a nulla se non a fare sentire meno soli gli sfigati, tipo myspace o Badoo e tutti quegli altri rimorchifici per chi è all’ultimo giro di boa dello squallore miserevole.

Ma facebook…oh facebook è molto peggio. Facebook è l’anticristo di internet da cui neppure l’avvento del figlio di Google potrà salvarci.

[...]

Se io fossi il Berlusconi, il Bush, il Putin, magari anche l’Obama (staremo a vedere) di turno in carica tra dieci anni e avessi l’intelligenza di usarlo, nelle mie mani potrebbe esserci LO strumento definitivo di controllo delle masse, e questo strumento c’è già e si chiama FACEBOOK. Una comunità di gente conformista che si controlla a vicenda, e che mi fornisce persino gratis dati -esaustivi e davvero difficilmente reperibili in altro modo- riguardo a chi conosce ed a quello che consuma. Agli agenti del KGB, della CIA, della STASI, della Gestapo dei tempi d’oro sarebbero venute le lacrime agli occhi se avessero potuto accedere alla META’ di queste informazioni. [...]"

CONTINUA SU: http://copiaeincolla.wordpress.com/2008/11/30/facebook-e-il-male/


ON AIR: Maler - Demone del tardi


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giovedì 18 giugno 2009

Cosa credi


Ho in mente te.
Che mi guardi col sole d'estate.
Il sole d'agosto. Quello forte.
I tuoi occhi belli e dolci.
Ho in mente te con l'asfalto che scorre, affianco a me.
Che solo quello è vero e nient'altro.
Ho in mente te con la musica.
Con le nostre canzoni.
In quelle strade deserte. Quando non c'è nessuno.
Solo noi sperduti via. Nel tempo, nello spazio.
Ho in mente te che ti guardi attorno.
Che mi chiedi cos'è.
Io che ti racconto, che ti spiego tutto.
Te che sorridi ancora.
Ho in mente te così pura, così angelica, così speciale.
Ho in mente il tuo viso che si rilassa mentre allunghi la mano sulla mia.
Quando abbiamo parlato tanto da sfinirci.
Di ogni cosa. Di ogni vita. Di ogni mondo possibile.
Quando mi chiedo da dove vieni. Che a volte non e possibile crederci.
Ho in mente quei silenzi.
Dove non c'è anima viva.
Tra le valli e i monti della Sardegna.
Tra il cielo e il mare.
Quando non dovete dire più niente.
Quando potresti chiedermi ogni cosa.
Che non capisco, che potresti pure fregarmi.
Quando è uguale.
Che anche se muoio son contento.
Che devi dirglielo.
Se puoi.
Che non mi lasci mai.


ON AIR: Paolo Conte - Boogie


Keywords: unknown

mercoledì 17 giugno 2009

Fuga andata e ritorno


Che spesso ce ne vogliamo andare.
Scappare, fuggire da questa melma che ci circonda e ci assale.
Politici, telegiornali, ignoranti che bussano sempre e quando apri non entrano.
Chiudersi fuori, nell'arte e nel sogno.
Che spesso si rischia di astrarsi, però. Che con la realtà bisogna farci sempre i conti.
E allora pensiamo alle cose belle, a quante ce ne sono.
Ed è così, che chiusi in noi stessi, riusciamo a pensare agli altri, riusciamo a pensare ad altro. In overdose di pensiero e pace, riusciamo ancora una volta a portare un pò di nostro dove prima non c'era.
Non ci faremo fottere dalla superficialità del nostro tempo.
Lasciateci pensare, solo un momento. Godere della diversità, della solitudine.
Solo un momento.
Poi lasciate che torniamo. Che senza non ce la facciamo.
Che di volere andar via ci piace fingere, sol per poter ritornare.
E ancora godere. Ancora andare.

Al mio cantuccio, donde non sento
se non le reste brusir del grano,

il suon dell'ore viene col vento

dal non veduto borgo montano:

suono che uguale, che blando cade,

come una voce che persuade.


Tu dici, è l'ora; tu dici, è tardi,

voce che cadi blanda dal cielo.

Ma un poco ancora lascia che guardi
l'albero, il ragno, l'ape, lo stelo,
cose ch'han molti secoli o un anno

o un'ora, e quelle nubi che vanno.


Lasciami immoto qui rimanere

fra tanto moto d'ale e di fronde;

e udire il gallo che da un podere

chiama, e da un altro l'altro risponde,
e,
quando altrove l'anima è fissa,

gli strilli d'una cincia che rissa.

E suona ancora l'ora, e mi manda
prima un suo grido di meraviglia

tinnulo, e quindi con la sua blanda

voce di prima parla e consiglia,

e grave grave grave m'incuora:

mi dice, è tardi; mi dice, è l'ora.

Tu vuoi che pensi dunque al ritorno,
voce che cadi blanda dal cielo!

Ma bello è questo poco di giorno

che mi traluce come da un velo!

Lo so ch'è l'ora, lo so ch'è tardi;
ma un poco ancora lascia che guardi.

Lascia che guardi dentro il mio cuore,
lascia ch'io viva del mio passato;
se c'è sul bronco sempre quel fiore,
s'io trovi un bacio che non ho dato!
Nel mio cantuccio d'ombra romita
lascia ch'io pianga su la mia vita!

E suona ancora l'ora, e mi squilla
due volte un grido quasi di cruccio,
e poi, tornata blanda e tranquilla,
mi persuade nel mio cantuccio:
è tardi! è l'ora! Sì, ritorniamo
dove son quelli ch'amano ed amo.


(Giovanni Pascoli - L'ora di Barga - dai Canti di Castelvecchio - 1900)


ON AIR: Telefon Tel Aviv - The Birds



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domenica 14 giugno 2009

I love Radio Rock - Richard Curtis - 2009


Certo che lo amiamo il rock.
La musica, i dischi, le radio a transistor.
Come noi stessi.
Bei tempi quelli. I Favolosi Sixties.
Gli anni Sessanta. Quando il rock britannico era all'apice della sua gloria.
Beatles, Rolling Stones, Who. E tanti altri, anche migliori di loro.
Quando il suono giungeva etereo eppure potente, da una strana scatoletta antenno-munita.
Giravi un manopolina e tutto cambiava.
C'era più che musica là dentro. C'era magia e altre banalità simili, mai scontate.
E chi trasmetteva aveva la sensazione di tenere in mano il mondo.
Contro il potere, i clichè, le babbionerie di cariatidi ancora vivi.
Chitarre elettriche, viniliche, erotiche.
Impulso sfrenato di distruzione e rinascita.
C'erano le radio libere, allora. Libere da cosa?
Da tutto. Sponsor, no sponsor, politica e stronzate simili.
Facevi ciò che volevi. Dissacravi, ansimavi, ridevi, piangevi, provocavi.
Una fortuna, le radio libere. Anche in Italia c'erano. Ce le ha mostrate Luciano, anni fa.
In America il Rock'n Roll lo trasmettevano da anni. In Italia chissà quanti anni dopo.
In Inghilterra le radio normali lo trasmettevano due ore a settimana. Quelle pirata 24 ore su 24.
Ce n'erano centinaia.
E c'era pure Radio Caroline, la Radio Rock del film.
Un gruppo di scoppiati appassionati di musica, sesso e libertà.
Trasmettevano da un peschereccio per non farsi arrestare.
Nel bel mezzo dei mari del nord.
E con questa premessa, dunque, il film di Richard Curtis non può che divertirci e commuoverci.
Inutile parlare della colonna sonora.

E nel buio della sala, vedevo andare i cursori della consolle, le lancette dei potenziometri, i fischi dei microfoni e quasi piangevo.
E mi chiedevo in quanti fra i presenti avessero fatto in tempo a fare per l'ultima volta radio in quel modo meraviglioso.
Come me.
Mi son sentito l'uomo più fortunato del mondo.
Come quand'eri dietro il microfono.
Facevi andare il vinile e avevi il mondo in mano.
Niente importava più.

- Questi sono i giorni più belli della nostra vita - dice a un certo punto Il Conte - ed è triste dirlo, perchè siamo in vetta alla montagna, ragazzo. E da questo momento, si potrà solo scendere.

Altro che radio computerizzate. Chi ha il pane non ha i denti, oramai.


ON AIR: Who - My generation


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sabato 13 giugno 2009

La verità sta nel mezzo. La meschinità nel medio.


Io sono una forza del Passato.
Solo nella tradizione è il mio amore.

Vengo dai ruderi, dalle chiese,

dalle pale d'altare, dai borghi

abbandonati sugli Appennini o le Prealpi
dove sono vissuti i fratelli.

Giro per la Tuscolana come un pazzo,

per l'Appia come un cane senza

padrone.

O guardo i crepuscoli, le mattine

su Roma, sulla Ciociaria, sul Mondo,

come i i primi atti della Dopostoria,

cui io assisto per privilegio d'anagrafe,

dall'orlo estremo di qualche età
sepolta.
Mostruoso è chi è nato

dalle viscere di una donna morta.

E io, feto adulto
mi aggiro,
più moderno di ogni moderno,
a cercare fratelli che non sono più.


- Ha capito qualcosa...?
- Beh, ho capito molto... ... ...giro per la Tuscolana... ...
- Scriva, scriva quello che le dico:
lei non ha capito perchè è un uomo MEDIO...è così?
- Beh, si...
- Ma lei non sa cos'è un uomo medio? E' un mostro... Un pericoloso delinquente. Conformista!
Colonialista! Razzista! Schiavista! Qualunquista!
- ...hu hu huuu...aha ha hah....
- E' malato di cuore lei?
- ...no...no...facendo le corna...
- Peccato. Perchè se mi crepava qui davanti sarebbe stato un buon elemento per il lancio del mio
film. Tanto lei non esiste.

(dal film La Ricotta di P. P. Pasolini, 1963)


Come Pier Paolo, non ci interessa avere rapporti con l'uomo medio.
Con la sua ignoranza. La sua incosistenza.
Il suo credere in ciò che è scritto. Che è provato.
La sua cultura fasulla.
Il suo non comprendere alcun tipo d'arte, di poesia.
Stiamo bene sol con i popolani, o con gli intellettuali.
Il resto può anche impiccarsi.
Tanto non esiste.


ON AIR: Domenico Modugno - Cosa sono le nuvole


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venerdì 12 giugno 2009

Le bandiere bianche


Montanelli.
Alla fine chi lo sa.
Chi sa chi è stato. Chi è.
Montanelli oggi non c'entra più niente.
E' sulla bocca dei servi oramai.
Starebbe male, Indro. A saperlo.
Montanelli era di destra, sappiatelo.
Se volete le etichette. Le vostre schifose assonanze. Demenze.
Montanelli era un uomo. Pensava come un uomo.
E un uomo è definito. Tale. Criteri. Principi.
Sbagliava anche. Chè le vostre santificazioni ipocrite ci nauseano.
Montanelli era contro. Contro quelli che ora lo sollevano. Immolano. Adottano.
Bandiere. Partiti. Servilismi. Non servirà a nulla.
Non servirà a riempire il vostro vuoto.
Montanelli non vi appartiene.
Montanelli non c'è più.
Piangete pure.
Godete che il tempo passa e non vi fa più nulla.
Conoscevo un vecchio comunista.
Lo odiava a morte. Ma lui solo. Lui come idea. Come pensiero che scorre libero.
Non dovevate toccarlo, come uomo.
Ma le differenze, queste strambe distinzioni non ci son più.
Siete bravi coi simboli.
Ma con le idee... Con la coerenza. Lo siete un pò meno.
Montanelli aveva un'idea. Poi un'altra. Poi un'altra ancora.
Ripetete con me:
noi non siamo i padroni della cultura.
Noi non siamo più puri degli altri.
Noi non siamo meglio degli altri. Solo perchè difendiamo Montanelli.
Solo perchè non sappiamo chi è, poi.
Non sappiamo chi è stato.
E in ultima istanza, non sappiamo chi siamo.
Fuori i servi dalla cucina.




P.S. E allora, Carl, ci abbiamo ragione o no? E chi non si scalda, d'altronde.


ON AIR: Mad Season - Wake Up


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giovedì 11 giugno 2009

MM Festival 2009 - Fidenza - Programma


Tra i grandi ci si perde spesso.
Ci si confonde.
Volevo parlarvi di una piccola cosa, oggi.
C'è un'altro Festival, piccolo piccolo. Appunto.
Tra i grandi. Tra Arbatax, Ferrara, Milano, Monza, Budapest.
Si svolge e a Fidenza ed è solo alla seconda edizione.
L'anno scorso hanno aiutato quelli di Save the children.
Quest'anno non si sapeva nemmeno se si faceva.
E' organizzato da dei giovani intraprendenti, che amano la musica e credo che alla fine, per il momento, non ci guadagnino niente.
Non aspettatevi grandi nomi. Ma aspettateveli validi.
E soprattutto riscoprite il gusto dei concerti senza pretese.
Sembra una festa dell'Unità l'MM Festival di Fidenza.
Di quelle vecchie, che non ricordavi nemmeno che fosse il nome di un giornale.
Sembra che l'unico fine possibile possiate essere voi.
E le birre fresche, i panini, qualche amico, sigarette accese.

Hanno un contributo comunale e nient'altro.
Cercano sponsor e volontari, ancora.
Nonostante tutto, il cartellone è già ufficiale.
Alla faccia di certi altri che coi milioni di tasca non hanno nemmeno aggiornato il sito.

10 euro, allora, per oltre cinque ore di musica. Un affare, dicono.

Meno di due euro all'ora.


PROGRAMMA MM FESTIVAL
Fidenza, Campo Sportivo Dario Ballotta, Sabato 27 Giugno 2009, dalle 18.00 in poi.

MARTA SUI TUBI
OFFLAGA DISCO PAX
DENTE
LOMBROSO
AIRIN

Per info e prevendite:
Dj70 Fidenza
0524/524309


ON AIR: Offlaga Disco Pax - Robespierre


Keywords: m&m m m mm festival 2009 fidenza II seconda edizione campo sportivo dario ballotta sabato 27 giugno dente tour 2009 estate marta sui tubi offlaga disco pax socialismo tascabile in concerto lombroso concerti emilia romagna estate 2009 provincia di parma sotto il cielo di parma

Il Blues di Rocce Rosse

TUTTI I POST SUL FESTIVAL LI TROVI NELL'INDICE A SINISTRA CLICCANDO SULL'ETICHETTA "SPECIALE ROCCE ROSSE BLUES 2009"

Ed eccolo che pian piano arriva, anche il blues.
Eccoli che si delineano i nomi.
In lontananza, ma da qui li vediamo. Dalla Fattoria.
Possiamo confermarvene un altro.
Possiamo confermare i Mama's Pit.
E non fate quelle facce, che lo sapete chi sono.
Li conoscete. O meglio conoscete i Big Fata Mama.
Si, loro. Quel gruppo blues italiano. Quel gruppo storico che poi morta la mamma rimane il figlio.
Dall'ultima line-up possibile, quel che resta sono i Mama's Pit.
Arbatax, Piazzale Rocce Rosse, 20 Agosto 2009.

Intanto tra i rastadread giravano voci di una possibile presenza al Festival di Alborosie.
Spiacenti di deludere i nostri amici rastareggae ma non ci sarà.
Il cartellone del tour del musicista è stato finalmente corretto, e le due date in "Sardinia" rese più specifiche.
Quel "Sardinia" che vi aveva fatto pensare al Rocce Rosse ma nisba.
Vi aveva fatto pensare ai The Wailers dello scorso anno.
Alborosie suonerà a luglio a Cagliari e a Olbia, il 25 e il 26, per il Reggae Sunsplash.
Sul suo Myspace figurano le date del tour europeo con accanto alla città, tra parentesi, la nazione.
E' curioso notare che se accanto, ad esempio, a Valencia viene specificato "Spain" o accanto a Briouze, "France", Trieste sta in "Italy" come Falconara, ma Cagliari e Olbia stanno assolutamente in "Sardinia".

Ci aggiorniamo presto. Nomi appetitosi girano sul Rocce Rosse. Nomi che non vediamo l'ora di confermarvi. Incrociate le dita, però, perchè non si sa mai. Adesso viene il bello.


ON AIR: Mama's Pit - Little Wing


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mercoledì 10 giugno 2009

Cornuti e contenti


E' curioso ciò che accade in questo paese.
In questo che non è Altroquando.
Che della Fattoria restan solo gli animali.
Di un'altra fattoria, certo.
Tutti gli animali sono uguali. Ma i maiali sono più uguali degli altri.
E' curioso notare delle cose.
Dettagli surreali, a tratti esilaranti.
Italiani, brava gente.
E quando lo dice Curzio non puoi fare a meno di pensarci.
Che lui è attento che lui è osservatore.
In un paese dove tutti sono chiunque.
Dove quando perde la nazionale tutti sono ct straordinari. Tecnici, strateghi.
Al bar, dal parrucchiere, in ufficio, in fila al semaforo, sull'autobus.
Tutti sanno tutto.
Che quando ci son le elezioni sono tutti politici.
Tutti Premier, Ministri, Deputati, Ribelli, Oppositori e Portavoce.
Quando scoppia la guerra, noi lo sapevamo cosa si doveva fare.
Lo sappiamo anche meglio, quando finisce.
Tutti sono il contrario di tutto.
Ma tutti ci azzeccano.
L'America, l'Unione Europea, Il Fondo Monetario.
Tutti economisti.
Tutti artisti poi, critici, idealisti.
Quando serve siamo tutti buoni, pure.
Ma l'importante è che serva ancora una volta a essere il centro dell'argomento.
Del problema. L'occhio del ciclone. Le indispensabili menti di un paese e di un mondo.
Attori consumati, detective, giudici, inquisitori, preti.
Una maschera per ogni evenienza. Sempre dalla parte del giusto. Meglio dalla parte del torto.
Sempre saccenti, saggi, informati. Liberi pensatori. Potenti, in ogni piccola discussione.
Viene da chiedersi come sia possibile tutto questo.
Quando si prende coscienza della paradossale realtà in cui recitiamo.
Come facciamo ad essere così padroni e servi allo stesso tempo?
Due opposti che, nonostante tutto, convivono felici, ignari e fieri nella cultura di ogni buon italiano.


ON AIR: Cassius - Toop Toop


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Ferrara sotto le stelle 2009 - Programma

Ma che bella Piazza Castello.
Dentro il castello. Dentro le mura.
Che sembra davvero di lasciar tutto fuori.
E la musica rimbalza attraverso le epoche.
Che si fondono le chitarre elettriche, le trombe, i pianoforti a coda e i sintetizzatori.
Si fondono col medioevo e poi con lo spazio, che a guardarlo da lì è infinito se vi capita di trovare un cielo come quello che di solito coccola le estati ferraresi.
Sotto le stelle appunto. Un pò astri, un pò star.
Musica d'alto livello, comunque, come sempre.
Che stiamo ancora qui a rimembrare ancora, come Leopardi.
A rimembrare quel concerto degli Arcade Fire di qualche anno fa.
Dal Canada a Ferrara.
Every time you close your eyes.
Attendiamo Paolo. Attendiamo Jòhann. Attendiamo Egidio.
Con la martellante sensazione che il cantante degli Editors sia Max Pezzali mascherato.
Da un momento all'altro potrebbe attaccare coi tappettini nuovi. Con gli Arbre Magique.
E fregarvi tutti.
Ma che bella Piazza Castello.

Cartellone:

- 18 Giugno - Amadou & Mariam
- 24 Giugno - Editors
- 27 Giugno - Paolo Conte
- 5 Luglio - Jòhann Jòhannsson
- 11 Luglio - Massimo Volume feat. Fausto Rossi
- 15 Luglio - Bloc Party + White Lies (Bands Apart Festival)
- 17 Luglio - Scott Matthew
- 21 Luglio - Tv On The Radio + Animal Collective (Bands Apart Festival)
- 22 Luglio - David Byrne


Per ulteriori info e prevendite visitare il sito www.ferrarasottolestelle.it


ON AIR: Editors - Smokers outside the hospital doors


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martedì 9 giugno 2009

La Quantità


Dicono che qualcuno sia morto mentre aspettava.
Tanti, probabilmente.
Altri hanno atteso.
E qualcosa è cambiato.
Qualcuno ha impiegato il suo tempo a tapparsi il naso.
Qualcuno ad adattarsi, a conformarsi alla puzza che ha intorno.
C'è chi ha deciso di sedersi.
Chi ha visto scorrere gli anni senza mai tregua.
Senza ciò che voleva.
Senza gli anni passati.
Solo molecole. Convenzioni.
Mentre tutto era fermo, la giostra girava e girava.
Qualcuno invece no.
Qualcuno il suo tempo lo impiegava in altro modo.
Fuori dai giornali, dai telegiornali, dai radiogiornali, dai Blog-giornali.
Fuori dalle cazzate immobili e stagnanti.
Dai conflitti d'interesse, dalle diatribe sulle prostitute della televisione.
Qualcuno mentre tutto scorreva denso e stantio guardava avanti.
Fuori dalla politica di oggi.
Qualcuno stava male solo a sentirne parlare.
Qualcuno gli ha detto che il tempo passava e che le cose erano sempre lì immobili e che lui non se ne accorgeva.
Qualcuno si voltava e guardava ancora avanti.
E guardava quelli che mentre sotto ipnosi, frastornati eppure felici, nel profondo, confondevano il movimento della giostra col proprio.
Poi è arrivato il cambiamento e non se ne sono accorti.
Erano vecchi ormai.
Credevano di lottare ma invece ripetevano la stessa frase all'infinito.
Senza cambiare rotta, senza cambiare idea.
E il cambiamento pensavano fosse un palmo. Prima piatto e poi rovescio.
Pensavano di farlo a parole, a gesti.
Ed era tardi ormai per alzare lo sguardo.

Mentre qualcuno si arrovellava la mente e il cuore coi partiti, ieri ho pensato al tempo.
Chè il tempo non esiste, forse.
Che la musica la letteratura l'arte il cinema il vino e l'amore sono eterni per questo.
Perchè se il tempo esistesse non esisterebbero loro.
E ho pensato a un film di Bertolucci dove un personaggio raccontava una storia d'Oriente.
"Molto più vecchia del vostro Proust", diceva.

La storia di un tizio che sedeva e pensava ed eremitava e di un tale suo discepolo. Il primo chiese al secondo di portargli un pò d'acqua. Il giovanotto in gamba, però, preso com'era da chissà quali cazzate se ne scordò e si perse in una valle, conobbe persone, poi una donna, si sposò, per le stesse cazzate lottò, figliò e poi scoppiò un'epidemia che uccise tutti quelli che aveva intorno. Vecchio, solo e malato si ricordò d'un tratto dell'acqua. Viaggiò per mari e monti, dunque, e tornò nel luogo in cui l'aveva incontrato. Quasi gli venne un colpo per la sorpresa di trovarlo ancora lì e mentre si sgranava gli occhi il tizio si voltò e sorridendo gli chiese dove diavolo mai fosse andato a prendere l'acqua che era tutto il pomeriggio che aspettava.

Mi son sempre chiesto a che pensava il vecchio assetato. Ma son sicuro che non è mai stato fermo lì. Quello fermo era l'altro, che è tornato senza niente e senza nemmeno l'acqua.
Amate a dismisura, le persone che avete attorno, la vita, le cose, le passioni che vi tengono quel labile cazzo di soffio che vi esce di bocca. Solo così, se esiste, gliela mettete nel culo al tempo.
Sputate sangue, bile e sorrisi poi. Ma non perdetevi nelle bassezza, nella volgarità, nelle cose da perdenti che vi vogliono vendere e appiccicare addosso. Nella Quantità.

"Se è solo nell'acqua limpida che ti puoi specchiare, allora guariscimi, Dio della Quantità, dall'affanno e da me!
Dammene da godere della Quantità incommensurabile, ma non ingolfarmi, non farmi perdere nel niente, nel frastuono, nel ristagno, non farmi incasellare i giorni in quelle formette da dolci, giacchè nessun giorno è una vaschetta. E' uno sfiato...
Danne ancora al mio cuore...il mio cuore! E' morto mille volte almeno, il mio cuore. Ha vissuto addirittura morendo, covando la morte in sè, se l'è tenuta attaccata, ben stretta, senza distinguerla, ed è morto cento volte al giorno. E' la vita...ma è certo, non si muore tutte le mattine, si muore una volta sola." (Vinicio Capossela - Non si muore tutte le mattine - Feltrinelli 2004)

Qui dalla Fattoria, intanto, è sempre un Altroquando.


ON AIR: Nick Drake - Time has told me


Keywords: elezioni europee 2009 partiti candidati liste alla ricerca del tempo perduto la vita di milarepa vinicio capossela non si muore tutte le mattine 2004 in clandestinità 2009

lunedì 8 giugno 2009

Qualcuno era comunista

- Hey, ciao!
- Ciao...
- Beh come va?
- Bene, bene...
- Allora ieri?
- Ieri che?
- Che hai votato...?
- Ah...no beh...veramente...non ho votato...
- Eh?! Perchè?
- Mah non so...non sapevo che fare...chi avrei dovuto votare? E' tutta una congrega di ladri e di puttane...buffoni...ignoranti...
- Si ma è un tuo diritto e poi non ci pensi alla dittatura?! Vuoi consegnare il paese in mano a Berlusconi? Sai che possiede tre televisioni? E poi Noemi? Che esempio può dare ai nostri figli? E la democrazia? E il precariato? E...
- ...e te per chi hai votato?
- Io? PD, ovvio.
- Ah...loro le risolvono le cose...
- Beh l'importante è essere contro Berlusconi.
- Ah...certo...
- ...e poi l'ideale? Dove lo metti? ...oh, sveglia!!! Che ti è successo?!
- ...eh, l'ideale, appunto...
- ...ma, insomma, non sei mica di sinistra di te? Non sei mica un comunista?
- ...beh, ora non esageriamo...
- ...oh, ma sei fuori? Non avrai mica votato Forza Italia...
- ...ti ho detto che non ho votato...
- Qualunquista.

- ... stronzo!

Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia. Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà. .. la mamma no. Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il paradiso terrestre. Qualcuno era comunista perché si sentiva solo. Qualcuno era comunista perché aveva avuto una educazione troppo cattolica. Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche. . . lo esigevano tutti. Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto. Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto. Qualcuno era comunista perché prima… prima…prima… era fascista. Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano, ma lontano. Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona. Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona. Qualcuno era comunista perché era ricco ma amava il popolo. Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari. Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio. Qualcuno era comunista perché era talmente affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro. Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l'operaio. Qualcuno era comunista perché voleva l'aumento di stipendio. Qualcuno era comunista perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente. Qualcuno era comunista perché la borghesia, il proletariato, la lotta di classe... Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre. Qualcuno era comunista perché guardava solo RAI TRE. Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione. Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto. Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini. Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il materialismo dialettico per il Vangelo secondo Lenin. Qualcuno era comunista perché era convinto di avere dietro di sé la classe operaia. Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri. Qualcuno era comunista perché c'era il grande partito comunista. Qualcuno era comunista malgrado ci fosse il grande partito comunista. Qualcuno era comunista perché non c'era niente di meglio. Qualcuno era comunista perché abbiamo avuto il peggior partito socialista d'Europa. Qualcuno era comunista perché lo Stato peggio che da noi, solo in Uganda. Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant'anni di governi democristiani incapaci e mafiosi. Qualcuno era comunista perché Piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l'Italicus, Ustica eccetera, eccetera, eccetera… Qualcuno era comunista perché chi era contro era comunista. Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia. Qualcuno credeva di essere comunista, e forse era qualcos'altro. Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana. Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri. Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo. Perché sentiva la necessità di una morale diversa. Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita. Sì, qualcuno era comunista perché, con accanto questo slancio, ognuno era come… più di sé stesso. Era come… due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall'altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita. No. Niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare…come dei gabbiani ipotetici. E ora? Anche ora ci si sente come in due. Da una parte l'uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall'altra il gabbiano senza più neanche l'intenzione del volo perché ormai il sogno si è rattrappito:

Due miserie in un corpo solo.


ON AIR - Giorgio Gaber - Qualcuno era comunista


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domenica 7 giugno 2009

La mia famiglia e altri animali


La Collana Adelphi.
Quella spoglia, nuda e cruda.
Quella che se non pubblica mattoni, pubblica autori strani. Anche più di E/o, si.
Mattoni in tinta unita. Dai colori opachi.
Economici molto poco.
L'Adelphi, negli anni Settanta era una bandiera. Per gli intellettuali.
Specie per i sinistroidi.
In ogni casa rispettosamente noiosa ne vedevi tantissimi.
Io li ho sempre odiati.
Quando me ne regalavano uno, stringevo i denti.
Quando ne compravo uno mi chiedevo perchè.
Gli Adelphi sono pallosi. Insopportabili a volte.
Lo sostengo sempre.
In ogni discussione letteraria che affronto, trovo sempre il modo di insultare gli Adelphi.
Sono gli unici libri che hai il coraggio di mollare senza sensi di colpa.
Che ti fanno incazzare come una bestia.
Che se te ne porti uno al mare e si bagna non te ne frega niente.
Che a volte li sbatti contro il muro.
Ricordo In Patagonia di Chatwin.
Era un sacco di tempo che volevo leggerlo.
Ricordo un caldo pomeriggio d'estate in cui lo gettai via dalla finestra.
Poi uscii a raccoglierlo mezzo sporco e stropicciato.
Poi un giorno mi accorgo di una cosa.
Scorro con lo sguardo le mie librerie.
Steso sul letto, come faccio spesso.
Ripercorro la storia dei miei libri e ripercorro la mia.
Con un immaginario dito scorro e spolvero e ne vedo uno. Si, un Adelphi del cazzo.
Poi ne vedo un altro e un altro ancora.
Un brivido mi corre lungo la schiena.
Mi rendo conto che gli Adelphi, nelle mie librerie, dominano.
Com'è possibile? Oh mioddio.
Sarò mica masochista.
Li odio e son sempre lì.
Come quello che la mena sulla globalizzazione con ai piedi le Nike.
Dannazione. Vorrei farli sparire.
Mi chiedo cosa potrebbe significare in psicologia questo mio comportamento deviato.
Ci penso su per tutto il giorno.
Poi ieri vado in libreria a cercare un titolo.
La mia famiglia e altri animali, si chiama. Di Gerald Durrel.
Lo cerco. Lo trovo.
Adelphi.
Non poteva pubblicarlo Einaudi? Anche Mondadori, anche Newton Compton, ma non Adelphi.
Panico. Terrore. Miseria.
Lo prendo comunque. Sono malato ormai. Ho bisogno di aiuto.
Leggo nel retrocopertina:

"Questa è la storia dei cinque anni che ho trascorso da ragazzo, con la mia famiglia, nell'isola greca di Corfù. In origine doveva essere un resoconto blandamente nostalgico della storia naturale dell'isola, ma ho commesso il grave errore di infilare la mia famiglia nel primo capitolo del libro. Non appena si sono trovati sulla pagina non ne hanno più voluto sapere di levarsi di torno, e hanno persino invitato i vari amici a dividere i capitolo con loro."

Ho sorriso.
Ecco, gli Adelphi sono così. Sono come gli amici. Come i parenti. Non li scegli.

Questa è la storia della mia libreria. Inizialmente doveva essere solo un resoconto felice di una vita da lettore felice. Poi ho commesso il grave di errore di infilarci gli Adelphi. Prima Burroughs, poi Marai. Prima Kundera poi Lorenz. Chatwin. Dai Sijie. Naipaul.
Da allora non ne hanno più voluto sapere di levarsi di torno.

Bukowski, Fante, Palahniuk e Marquez sono ancora incazzati neri.
Com'è dura, mettere d'accordo una famiglia.
Lo dice sempre, mio padre.


ON AIR: Ismael Lo - Tajabone


Keywords: la mia famiglia e altri animali gerald durrel recensione adelphi noiosi intellettuali libri mattoni letterari

sabato 6 giugno 2009

Porci con le ali


A noi il Beppe comico piaceva.
Il prefeta del cazzo no.
Nessun profeta, ai giorni nostri.
Ma certe cose son giuste, magari.
Certe cose ci piace anche leggerle, a volte.
Magari, quando non abbiamo più voglia di scriverle.

"Il 6 e il 7 giugno la maggior parte degli italiani penserà di dover votare per l'abrogazione della legge Merlin. Sesso libero e viagra per tutti in villa chiusa. Una vita che non è mai tardi a spese dello Stato. Ballerine di flamenco. Menestrelli e ragazze manager del proprio corpo. Oggi manager un po' zoccole, domani deputate e ministri. Il voto europeo si è trasformato in un referendum per la scopata libera, pubblica e senza età. Non esistono più le minorenni, ma ragazze con meno di 18 anni. Non ci sono più i vecchi porci, ma trombanti facoltosi. Nella scheda elettorale al posto del simbolo del PDL, il cittadino cercherà un bel culo. L'orgia come destino patrio. Il baccanale al posto della festa della Repubblica. Non siate parrucconi, buttatevi anche voi nel mucchio selvaggio. Ne uscirete trasfigurati. La crisi è scomparsa. L'Europa è svanita, vaporizzata. La corruzione di Mills, e soprattutto i motivi della sua corruzione da parte dello psiconano, fanno parte di un'altra epoca. L'Italia è un porno shop. Corrotti, corruttori, papponi e puttane. E' facile farsi tentare, si annulla il pensiero e si vende la propria dignità. All'estero ci temono. Il politico italiano è peggio della peste suina. Topolanek, ex premier della Repubblica Ceca, pisello on air e ragazze in topless, sputtanato a vita. L'ex moglie di Mills, ministro del governo Blair, costretta a dimettersi a causa delle frequentazioni del marito con Testa d'Asfalto. Ora arriva il G8. Sarà a porte chiuse, cosa succederà dietro a quelle porte? Gemiti e amplessi con il traduttore simultaneo? Nudi sulle rovine del terremoto.
Lo psiconano è come la maga Circe, tramuta le persone in porci. Non fa una gran fatica. In fondo, il porco che è in noi è un istinto primordiale.
Il 6 e il 7 giugno mettetevi davanti a uno specchio e ripetete: "Io non sono un porco", per gli uomini o "Io non sono una porca", per le donne. Poi andate a votare." (dal Blog di Beppe grillo)

Anche no, se volete. ma consapevolmente. Chè solo così sarete davvero liberi.


ON AIR: Giorgio Gaber - Io se fossi Dio


Keywords: elezione europee 2009 provinciali amministrative la fattoria di altroquando

Ma che bella giornata


Mi piace partire col fumo

e il riflesso delle lingue d’asfalto.

Da quando mi alzo fino all’orario,

mi piace guardare la gente passare.

A me quando parto mi piace

vedere e ascoltare

le ultime grida dalla casa in fiamme.

Io quando parto, parto di fretta,

ma mentre attendo l’attesa è lenta,

cerco di coglierne la sostanza.


Mi piace partire con ogni cosa al suo posto,

anche se poi mi scordo ogni aspetto.

E con la scusa di dover partire,

non so vegliare e non so dormire:

accendo e spengo la televisione,

mi piace giocare con le parole.

Mi piace partire nella tarda mattina

ed arrivare a metà pomeriggio.

Di modo che il sole sia sempre alto,

sia quando arrivo, che quando parto.


ON AIR: Bruce Springstenn - I'm goin'down


Keywords: viaggio vacanze

venerdì 5 giugno 2009

Programma Rocce Rosse Blues 2009 - News

TUTTI I POST SUL FESTIVAL LI TROVI NELL'INDICE A SINISTRA CLICCANDO SULL'ETICHETTA "SPECIALE ROCCE ROSSE BLUES 2009"

Con immenso piacere vi comunichiamo il nuovo nome ufficiale di Rocce Rosse & Blues:
Afterhours in concerto domenica 16 agosto alle ore 22.oo.
Il gruppo di Manuel Agnelli va ad aggiungersi ai già confermati Subsonica, sabato 15, e agli Ska-P, la notte di ferragosto.
I biglietti sono già acquistabili sui principali circuiti di distribuzione, ticketone e greenticket, e costano 23 euro sia per la band di Samuel e soci che per il gruppo ska-punk spagnolo. Prezzo più abbordabile per gli Afterhours che dovrebbe aggirarsi sui 12 euro.

I tre nomi, sono gli unici ufficiali, per il momento, in attesa di conferma degli altri nomi ufficiosi circolati nei giorni scorsi: Sting, Santana, Paolo Conte, Fiorella Mannoia e Sergio Cammariere.

Per quanto riguarda Ivano Fossati, indiscrezioni quasi certe, parlano di una data a fine mese al di fuori di Rocce Rosse & Blues. Il grande cantautore si trova infatti a Tortolì per preparare il nuovo tour estivo di Musica Moderna e per sdebitarsi dell'ospitalità del Comune di Tortolì, dunque, avrebbe deciso di tenere un concerto gratuito per tutta la comunità.

(AGGIORNAMENTO GIOVEDì 11 GIUGNO: il concerto di Tortolì di Ivano Fossati si terrà domenica 28 giugno 2009 e sarà a pagamento.)

A perte tutto:

Ora, chi non conosce il festival, potrebbe chiedersi che diamine c'entrino questi primi tre nomi ufficiali col blues, dunque bisogna dire che il festival nacque con questa specifica matrice di genere nel 1992, ma col tempo divenne un contenitore musicale molto più vasto spaziando tra i più svariati generi e ospitando diversi artisti di calibro internazionale. BB King, Eric Clapton, Jaco Pastorius, The Doors, David Bowie, Goran Bregovic, Johnny Winter, Al Di Meola, ma anche Zucchero, Franco Battiato, Vasco Rossi , Vinicio Capossela, Pino Daniele, Negramaro, sono solo alcuni dei nomi che si sono avvicendati sul palco di Rocce Rosse nel corso delle sue 17 edizioni. Grandi nomi della scena Jazz, inoltre, sono comparsi nei cartelloni degli ultimi anni.
Il Festival ha inoltre spesso accostato concerti a spettacoli di teatro e cabaret.

Resta la pecca di un'organizzazione non sempre all'altezza, che poco ha fatto per pubblicizzare il festival, in particolar modo al di fuori dell'isola, perdendo una grossa occasione di promozione.
Poco si è fatto per la presentazione di un cartellone ufficiale entro una data utile a chi avesse voluto coniugare una vacanza nella meravigliosa Ogliastra all'amore per la musica. Poco per organizzare location adeguate, la bellezza è affidata alle sole Rocce Rosse da cui peraltro il festival rimase lontano per anni a causa di problemi logistici mai del tutto chiariti.
Una più concreta valorizzazione del territorio avrebbe certamente giovato a una rassegna che ha potuto vantare cartelloni degni dei maggiori eventi musicali europei.
Le responsabilità vanno divise, certamente, tra fondazione, giunta comunale, ma anche popolazione, non sempre troppo partecipe in momenti che invece sarebbero potuti essere occasione di crescita per la comunità intera.
Incompetenza, spesso, campanilismo, volentieri.
Sarebbe giusto fare autocritica, ma ancor di più critica costruttiva da parte di stampa ed enti locali, troppo spesso assenti e indifferenti. Speriamo che chi di dovere possa leggere le nostre, modeste, e mirate alla sola crescita di questa straordinario evento musicale.

Negli ultimi anni Rocce Rosse & Blues è finalmente tornato nel famoso piazzale delle Rocce Rosse e viene diviso in tre sezioni: Rocce Rosse Blues, Rocce Rosse Jazz e Rocce Rosse Blues Grandi Eventi.

Da La Fattoria è tutto. Vi terremo aggiornati.


ON AIR: Afterhours - Quello che non c'è


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Will Elliott - La città dei clown - 2009 (I 2007)


Will era un poveraccio. Un pezzente che sognava di diventare uno scrittore.
Una storia semplice. Banale.
Robe che non si sentono più, quando mai.
Poi ci è riuscito, però. E' diventato ricco.
E così, giù applausi. Chè ai finali lieti non ci siamo mai abituati del tutto.
Vive in Australia, ma i canguri non c'entrano.
C'entrano i pagliacci invece.
Sarà che gli è sempre piaciuto King.
Ma i suoi pagliacci fanno più paura, almeno quanto noi.
Non vivono nelle fogne infatti. Vivono in una dimensione parallela. Ma reale. Molto reale.
I suoi pagliacci sono dei delinquenti spietati. Sono la metà oscura sua e nostra.
Sono pazzi, soprattutto. Pazzi furiosi.
Basta un piccolo particolare, un dettaglio, nella vita di Jamie, ventenne, protagonista del romanzo, e la sua giornata di merda iniziata male finirà peggio.
Jamie è un ragazzo in gamba, un pò sfigato, lavora e abita con una manica di coglioni suoi coetanei.
Poi resta a piedi e vede quei cazzo di clown. Poi trova un sacchetto e lo porta a casa.
Poi la casa gliela distruggono. Poi lo minacciano, a lui e al suo amico.
Tre giorni. Tre giorni per farli ridere. O son cazzi amari.
A chi? Ai clown naturalmente. JJ e gli altri.
E quando ti dipingi di bianco, quando diventi un pagliaccio come loro, tutto cambia.
Alter ego. Carogne. Nasi rossi. Deliri. Pestaggi. Mostri strani. Oniricità.
E se il fascino diabolico, inquietante malefico dei pagliacci, che ai bambini fanno paura, mica ridere, sta alla base del romanzo in una nuova rappresentazione, il succo non è tutto lì.
Diffile spiegare il resto. Difficile farlo senza rovinarvi uno dei più bei romanzi dell'anno.
Vi basti sapere che l'Indipendent l'ha definito un affascinante incrocio tra David Lynch e Chuck Palahniuk. Vi bastino i nomi di Lovecraft e Barker.
"E' un'investigazione, dunque, sul cuore oscuro e schizofrenico che batte in ciascuno di noi? E' la metafora spietata di una società in cui spettacolo, lotta per la sopravvivenza, carrierismo e disperazione individuale si fondono per creare quel reality show da incubo che è la nostra esistenza quotidiana?
E' una pagliacciata, di sicuro."


ON AIR: The Cure - A forest

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John Fante - La confraternita dell'uva - 1977


Vogliamo fisicità. Corporeità.
In quest'epoca così volatile. Scarna.
Vogliamo sentire la pelle, sfiorarne le ossa, occhi umidi, labbra umide, e carne, toccare la carne, la polpa, donne e uomini che si rotolano, che sudano, piangono, ridono.
Che gliela mettono in culo, alla vita.
Basta magagne paranoiche, basta seghe mentali.
Abbiamo sete di vino rosso, che ci condurrà alla morte senza fretta, senza tristezza.
Siamo già nella confraternita.
Vogliamo essere padri e figli. Come i Molise.
La loro dignità. La loro famiglia disastrata che nonostante tutto è lì, fisica, corporea, a colmare un vuoto.
Henry fa lo scrittore. Nick, il padre, è il più grande scalpellino d'America. Così crede, almeno.
Per noi lo è stato.
E' un padre tiranno, un emigrato, un puttaniere ubriacone, instancabile lavoratore.
Un "dago", come ci chiamavano a noi italiani. In quel dell'America.
Col coltello in tasca, rissaioli. Che a'ridaje, ci piace il vin, ci piaccion le donne.
Un padre del cazzo, diciamola tutta.
Ma un uomo che colma un vuoto.
Più di quei padri giovanili e affabili, moderni, incosistenti.
Uomini d'altri tempi attorno al tavolo. Al casino. Al cantiere.
Quando mancano, il mondo è spoglio.
Si lamentino i figli, le mogli, i generi, le nuore e i cognati.
Si lamentino pure.
Che Fante non è come voi.
Che ci fa venire fame, fame di pane bianco e soffice, sete di vino e ancora fame, fame d'amore, fatto lì, tra il vino e il pane.
Che Nick Molise non è come voi.
Che ci fa ridere, ci fa divertire, ci fa incazzare, ci fa schifo, e ci fa piangere.
Di padri nella letteratura ce ne son tanti. A volte troppi.
Che per non annoiarci devi essere un grande per parlarne.
Vuoi Kafka. Vuoi Dostoevski. Buuuuuum!! Che padri ragazzi!
Che figli di puttana.
Anche Fante però.
Fante col suo ritratto dissacrante.
Che se Nick è un buon padre, Henry è un ottimo figlio.
Che costruiranno un affumicatoio di pietra fino a sputare sangue.
Che crolla giù con la pioggia.
Che queste generazioni qua erano talmente distanti da potersi combattere.
Da potersi confrontare.
Da potersi lasciare in pace.
Mica giocavano alla playstation insieme.
Mica avevano sempre le stesse idee.
Mica non avevano idea di mollare.
Fante commovente però.
Quando si chiede cosa diventerà un uomo, quando si guarderà allo specchio la mattina del funerale del padre.
Cosa penserà. Cosa significherà essere figlio. Cosa significherà essere padre.
Qui c'è il vino, siore e siori, belle donne, sante e puttane. Qui c'è la vita.
Fatevi avanti. Che poi un giorno non ci sarà tempo. Più niente da fare.
John Fante. Nick ed Henry Molise.
Sentite che nomi, direbbe Vinicio.
Che attacco.
Che fucileria.
Che imbroglio.


ON AIR: 13th Floor Elevators - You gonna miss me


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giovedì 4 giugno 2009

Vola colomba


Aerei che vanno, che vengono, che cadono.
Qui dalla Fattoria ogni giorno decollano.
A volte arrivano. A volte no.
L'aereo francese. Con tutta quella gente dentro. Che viene da piangere.
E che nulla è chiaro.
Non so perchè. Non so ma ho pensato a Ustica.
Non so perchè ho pensato al DC9.
Ogni tanto torna. Non riesco mai a rimuoverlo del tutto.
A farlo definitivamente precipitare.
Ho pensato a quella sera d'estate del 1980.
Ho pensato al momento in cui il cartellone degli arrivi faceva girare gli orari.
A quando l'orario d'arrivo è diventato sconosciuto.
Sono stato lì per un attimo.
Sono stato lì e ho pensato a tutte le volte che aspettavo qualcuno.
Ho visto delle facce desolate.
Morire dentro.
Ho visto persone che non riuscivano a spiegare.
Persone che non volevano.
Che non riuscivamo a piangere.
Ho pensato che ancora oggi, qualcuno non riesce più ad aspettare nessuno.
Ho pensato che non è giusto che succedano cose così.
Abbiamo rasato il prato. Scavato una fossa.
Scatole nere non ce ne sono.
Scatole nere non ce ne sono mai quando succedono cose così.
Nemmeno se è stato un lampo.
Ho in mente solo quello.
Quel cartellone.
L'attesa.
Poi Bologna. Italicus. Piazza Fontana e mille piazze piene. Poi vuote.
Ho pensato troppo forse.
Anche se non c'entrava nulla.
I morti non mi fanno mai impressione. Finchè son lì. Distesi. Che era ora.
Ciò che mi terrorizza è l'assenza.
La scomparsa.
Niente più. In un soffio.
Niente esiste. Non il tuo corpo. I tuoi occhi. I suoi capelli.
Quel cartellone che gira. Si ferma.
Ho pensato a tutte le volte che si è parlato di ultrà morti di black block..
E a tutte le volte che non si è parlato di quei morti là che non lo sanno ancora dove sono finiti.
Che non possono più scegliere bandiere e che tutti hanno dimenticato.
E a tutte le volte che un aereo, un giorno precipita, e non se ne saprà mai niente.
A quando esplodono le bombe e ci tappiamo il naso e le orecchie.
E ho pensato a tutta la gente che non sa. Che non prova a immaginare quel cartellone maledetto.
Tutta gente finita laggiù. Negli abissi.
Che non è mai stata recuperata.
Trrrrrrrr. Bip. Orario d'arrivo: sconosciuto.


ON AIR: Babalot - Ma che ti ho fatto


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martedì 2 giugno 2009

Virgin Prunes - If I Die, I Die - 1982


Vieni a noi Musica. Che t'invochiamo forte, che stiamo già urlando.
E il sabba inizia. Le streghe ballano. Vade retro piccoli gnomi. Vade retro fatine rosa e dispettose.
Questa è l'Irlanda dei demoni.
Che danzano forte. Che non vogliono star fermi. Che se c'è il Punk a Londra ci sono i Virgin Prunes a Dublino.
Che rifiutano, strillano, teatrano, vociferano. Vedi i fuochi, li vedi i fuochi, alti, altissimi, bruciano i dischi orrendi e vergognosi, le riviste scandalistiche.
Lo scandalo è l'arte. Chè l'arte e scandalosa.
E senti le chitarre impennarsi.
Senti la batteria che sfonda, martella, ti entra in testa, col basso che ti rivolta, ti rivolta come un calzino.
Gridano allo scandalo ancora. Dal Lypton Village di Dublino. Dal fratello di The Edge degli U2.
Lontani dai riflettori, Friday e gli altri nel bosco fitto.
Lo vedi il bagliore dei loro fuochi, le vedi le ombre danzare.
Lo vedi che hai paura.
Lo vedi che sei eccitato.
Lo vedi che il tempo non esiste, non esistono i generi.
Qui strepitano due secoli di musica. Bruciano bruciano!
Mentre noi danziamo ancora, corpi infranti, ci sacrifichiamo ad ogni Dio...poi bruciamo ancora, precipitiamo, ci schiantiamo, chè il giorno è vostro chè la notte è nostra.
Annoiatevi pure nei vostri vani paradisi che a noi piace l'inferno. Che a noi piace la carne in fiamme. L'odore che fa, l'odore che siamo. Che se devi crepare crepi. Che vuoi che c'importi.


ON AIR: Virgin Prunes - Baby turns blue


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