Cronache da Altroquando
venerdì 11 giugno 2010
La partita di pallone
(14.41):
Si si hai ragione! Quindi il tiramisù che avevo intenzione di portare non è tanto da partita, che dici?
(14.41):
...e mentre la maggior parte degli Italiani, dunque si rimpinzerà di patatine e mcdonalds (o la solita pizza) noi ci trastulleremo con l'Imperial, creato da mastri paninari di fama solo con i migliori ingredienti, detto anche volgarmente "Appurdonator"..
Il Tiramisù ci sta sempre. Siamo orgogliosamente italiani.
(14.43):
Ma lo fai te?
(14.51):
Eh certo che lo faccio io! La tua filippica mi ha convinta, ok alla nostra cena italiana come siamo italiani noi, e non volgarmente italiani da baraccone. Italiani come Gaber al massimo.
Italiani e basta, non si discute. Ché Elio Germano ci ha pure dedicato la palma d'oro. ;) ...dunque non fare la sinistroide. L'altra volta al pub c'era uno ché diceva di vergognarsi di essere italiano, mi sono girato e gli ho detto: è semplice, emigra. Con Schengen poi vai sul sicuro.
(15.02):
Tutta gente che meriterebbe di essere nata in Turchia. Anziché far vergognare i farabutti ché ci governano si vergognano loro, paradossalmente dunque si compie una sorta di transunstanzazione. Fossi in loro, però, non griderei al miracolo.
(15.12):
Ma poi in realtà mica si vergognano. È come quando uno dice "non ho un soldo", "sono povero" e si veste da pezzente per fare quello di sinistra. Quando davvero non hai soldi non vai mica a raccontarlo. Hai una dignità. Ora, quello che si dice (si solito un mediocre, un piccolo borghese impiegato, un pappagallo, o popolo bue) imbarazzato poiché italiano, ché dignità ha? Nessuna, e dunque non offende sé stesso, offende me. É un razzista, un qualunquista, un mostro. Poi però ce l'hai con Bossi, mostro che non sei altro. La verità è che sé uno non è stupido s'incazza, oppure vive umilmente per una causa. Io non mi vergogno di essere italiano, voi mostri, dovreste vergognarsi di essere cittadini, uomini. Ecco, mi vergognererei della democrazia al limite. ...scusa la sfogo ma sto provando la mia nuova tastiera qwerty ché mi permette di scrivere un mare di cazzate ché non interessano a nessuno in pochi secondi! Mi vergogno della tecnologia.
Bella la tua tastiera sparacazzate!
Io (15.15):
Bella eh?!
Io (15.16):
E in un attimo posso trasformare queste minchiate in un nuovo post per il blog! Con pochi clic! È la tecnologia bellezza!
Scusa gli errori eh, di un italiano vergognoso. Mi vergogno di questa tastiera.
ON AIR: Giorgio Gaber - Io non mi sento italiano
Keywords: unknown
giovedì 11 febbraio 2010
Chiudete gli stadi. Riaprite il Colosseo.
Cosa sono queste mignotte senza dignità? Che non hanno mai conosciuto la strada, a cui non piace forse nemmeno il cazzo. Che si agitano nei talk show e nei quiz che guardano i vostri padri, le vostre madri, i vostri fratellini rognosi? Queste mignotte a cui non piace nemmeno scopare che snaturano il senso di un culo, una bocca, due tette. Cosa sono queste puttane innocue? Forse la vostra sadica ipocrisia? Il vostro perbenismo da sacrestia? Cosa sono queste suore in mutande, queste vallette da Horror Picture Show, questi mezzi uomini, questi quaquaraqua, questo parlar di fregna all'ombra della Cupola, all'ombra di San Pietro. Queste letterine a donne già morte, questi messaggi in segreteria.Cosa sono questi generali già persi, questi soldati già arresi, questo parlamento distante. Le loro puttane di lusso, madri, figlie e sorellastre.
Distante.
Questi ministri da calendario, questa Chiesa da lampadario, questi giornali da palombaro.
Dove sono finiti i bordelli? Perchè non li volete riaprire cani bastardi che altro non siete? Vogliamo riappropriarci del senso. Voglio vedere i cravattari che vanno e vengono la dal portone e le mignotte che leggono la bibbia e sniffano di cocaina coi soldi sporchi alla luce delle candele, delle lampade rosse, sopra i bidet di Brassai. Voglio proprio vederli, sentirli telefonare, di ripassate, di terremoti. Voglio vederli nei bordelli però. Non voglio più sentirne parlare nei giornali, alla televisione, al parlamento. Riaprite i bordelli per l'amor di Dio.
Riaprite i bordelli.
La pillola antiabortiva. La libertà di stampa. I magistrati. L'eutanasia. Le coppie di fatto. I gay. I negri. La donazione degli organi. Il preservativo. L'aids. La guerra di pace. La vostra sporca paura. Il vostro sporco bigottismo. Il vostro voto. La vostra fottuta democrazia.
C'è tutto la dentro. Ci hanno infilato ogni cosa. Nelle case chiuse. Chiuse a doppia mandata. Sigillate, murate.
Riaprite i bordelli, riaprite i bordelli. E' tutto la dentro. Chiuso a chiave chiuso a chiave.
Riaprite i bordelli.
Fosse anche solo per le mignotte, quelle vere, chè bisognerebbe farle un monumento per la statura morale e intellettuale dal cui confronto usciremmo tutti sconfitti.
ON AIR - Giorgio Gaber - Quando è moda è moda
Keywords: legge anti processo anti impedimento scudo fiscale scandalo escort cocaina berlusconi marrazzo bertolaso balducci protezione civile spa
lunedì 18 gennaio 2010
Toponomastica
Voglio comprare casa in Via Bottino Craxi. La seconda dopo Piazzale Benito Mussolini, dritto e poi a destra, prosegue per Via Andreotti e poi imbocca Vicolo B. Vespa, ex B.go I. Montanelli, appena prima di Via Licio Gelli e un attimo dopo Via Re Silvio. La riconosce subito perchè c'è una scritta grossa su un muro, c'è scritto: Viva L'Italia. ...non so però, forse l'hanno cancellata, finalmente.ON AIR: Patrick Wolf - Hard Times
Keywords: bettino craxi tangepoli riabilitazione bottino lettera napolitano anna craxi stefania craxi bobo craxi memoria breve brevissima
giovedì 10 settembre 2009
L'idraulico non verrà
Volevamo rompere i coglioni. Ci avevamo una voglia da matti.Guardi il foglio e senti la gamba che va sola. Martella, agitata.
Volevamo ma non possiamo.
Non c'è nulla da dire. Senza scadere in scontate e superflue banalità.
...
No no...ho sbagliato io...ricominciamo.
....
Volevamo rompere i coglioni e lo facciamo.
Non volevamo solo lamentarci, ecco, tutto qua.
Volevamo dire. Dire è basta.
Qualcosa di bello anche. Una sola lacrima.
Di quelle vitali. Piene piene.
Una lacrima e un bacio.
La libertà Forse. Ma quale. Quella di chi sta seduto. E poi? E poi basta.
Tutti in piedi, prego.
14 Aprile 1912
Caro Babbo,
siamo in alto mare oramai. Da qui si vede quanto è tondo il mondo. Non ci potrai credere, ma il mare arriva fino a un certo punto, poi lo squardo s'interrompe. E l'orizzonte. Chè chiuso in casa non sapevo che fosse. Solo poche ore separano me da tutti voi ma sembra che qualcosa sia già cambiato. L'America è ancora lontana, ma poche ore non son nulla di fronte a tutta una vita. Quante volte l'hai sognata babbo? Sarò lì anche per te. Dillo pure alla mamma, chè non pianga più, che i suoi occhi vedranno coi miei ogni meraviglia che m'aspetta. Domani farò vent'anni è segnerò un solco con le mie lunghe dita nel cielo. I pochi soldi che ho con me saranno sufficienti, saranno la prima pietra dei miei sogni.
Sapessi quanta gente qua, babbo. Sapessi quante ragazze belle e simpatiche. Ho appena conosciuto Maria. E' molto bella. Come quelle che a volte vedevo nel corso senza il coraggio di regger lo sguardo. Il padre è un colonnello. E lei porta una mantella di seta rossa rossa. Ma qui è diverso babbo, qui siamo tutti sulla stessa nave. Tutti giovani e belli. Tutti verso un sogno. Che non conta quale non conta come. Siamo tutti forti babbo. Tutti giovani, capisci?
Non credere alle cose che dice la gente. Ognuno di noi è libero babbo. Dovunque sia babbo. Dovunque vada. Non credere a chi sta seduto. Non credere a chi ha il potere di dire di non esser libero. Di essere povero. Di esser finito. Finchè avremo fiato. Solo noi. Sorgerà il sole babbo. E illuminerà pure queste scarpe rotte. Di riflesso dal ponte. Un abbraccio e un bacio. A tutti voi. Da dove non so. Dal TITANIC."
VIVA L'ITALIA, L'ITALIA CHE NON HA PAURA.
ON AIR: Francesco De Gregori - L'abbigliamento di un fuochista
Keywords: la cultura della lamentela chuck palahniuk cavie
martedì 8 settembre 2009
Quel che resta del resto
Quante volte è passato di qui.Non era un uomo, era un cippo sul bordo strada.
Luogo e chilometro.
Un emissario del tempo.
In realtà, non piangiamo Mike,
piangiamo i giorni trascorsi che non torneranno più.
Nonni, mamme e papà.
E cornetti Algida.
E bombe carta.
Calzoncini corti e palloni Supertele.
Sabbia e canzoni.
Piangiamo i ricordi.
Sere d'estate andate, come tante persone lontane
e mai più riviste.
Riposa in pace vecchio brontolone.
ON AIR: Domenico Modugno - Vecchio Frack
Keywords: in morte di mike bongiorno new york 26 maggio 1924 monte carlo 8 settembre 2009 riskytutto
martedì 14 luglio 2009
SCIOPERO

Adesione all'appello di "Diritto alla rete" contro il DDl alfano che imbavaglia la rete italiana.
ON AIR: OFF
Keywords: legge bavaglio alfano berlusconi intercettazioni libertà di stampa
lunedì 22 giugno 2009
La fermata sovietica

La fermata dell’autobus ha una magia particolare. Riesce a unire persone sconosciute in attimi di empatia estemporanea. Un’occasione unica e irripetibile di sfogo collettivo. Che è meglio di una seduta di psicanalisi. Ti libera per qualche minuto dalla rabbia nei confronti di tutti i mali del mondo. La saggezza popolare fiorisce fra paline e interminabili minuti di attesa. L’occasione casualmente data dall’invettiva mal trattenuta.
Così magari ti trovi a Roma e magari è quasi mezzogiorno. Caldo tropicale. L'attesa è stremante, 20 minuti e dell'autobus 309 nemmeno l'ombra.
Siamo oramai un bel gruppetto. Salta su il vecchio e spezza il torpore che ci attanaglia da diversi minuti, a un passo dal coma profondo. - E' tutta colpa dei comunisti, maledetti, che non c'han voglia di lavorare! ... Sorrisi complici. Imbarazzati. Divertiti. Eccheccazzo, di qualcuno sarà la colpa. Che stiamo al sole. Che ci abbiam fame. Che stiam tardando. - Scusi ma che c'entrano i comunisti...? ...così...per curiosità... - E' colpa loro...sempre a lamentarsi poi nun c'han voglia de fa niente. - Eh... ma non c'avete mica la destra pure qua? - Si ma gli autisti! I sindacati...sono ovunque! - ... ah. Beh, si è vero.
Maledetti rossi. E manco un pò di neve a rifocillarci come a Mosca o a Stalingrado.
Son dappertutto i comunisti. Vecchia volpe che l'ha capito. Lui ha il suo nemico personale. Sempre lì. Non stanno nè in comune nè in parlamento, nè in cielo nè in terra ma occupano un posto d'onore nel nostro immaginario. Un governo ombra più presente degli altri. Più influente. Poco importa che su ci stiano gli uni o gli altri. Che ci possiamo fare con loro? I comunisti, invece, sempre loro maledetti. Questi straordinari ectoplasmi dalla spalle larghissime. Che soddisfazione ci danno. Pensa un pò se passa il referendum. Il 309, invece, non passa più. La soglia di sbarramento ci fa sparpagliare, spaesati, qualcuno va via.
- Taxi! ... Via Sanpietroburgo, alla svelta. - Eh dipende dal traffico...! -
Tutti fascisti questi, invece.
O gli uni o gli altri, stamattina, non si scappa.
Mitici echi di storia ci sovrastano.
Con la Nazionale che ha perso in Africa.
Berlino è lontana.
E Roma non sarà mai più la stessa.
Il caldo: che droga meravigliosa.
ON AIR: Vinicio Capossela - Moskavalza
Keywords: fermate degli autobus roma autobus 309 in ritardo tutta colpa dei comunisti gianni alemanno sindaco fasciocomunista
venerdì 19 giugno 2009
La scomparsa della privacy

Possiamo anche essere d'accordo. Un pò per rabbia. Un pò per ridere. Per quella manica di stronzi che devono metterle per forza le tue foto in internet. Che escono la sera e fanno foto a raffica solo per quello. Che devono mostrarti a tutti i costi ciò che fanno. Che non si capisce perchè se hanno 832 amici, la sera li becchi sempre con i soliti quattro stronzi.
"Buongiorno, sono un losco figuro con un impermeabile liso e gli occhiali da sole anche se sono le sette di sera, mi potrebbe per favore comunicare tutti i suoi dati personali, i suoi orientamenti commerciali e politici, e compilarmi una lista il più possibile precisa di tutte le sue amicizie, frequentazioni, e di tutti coloro che ha mai incontrato in vita sua? No? Beh, grazie lo stesso. Devo provare qualcosa di nuovo.
Buongiorno, sono un simpatico sito internet che usano tutti e che permette di restare in contatto con i tuoi amici, mi potrebbe per favore comunicare tutti i suoi dati personali, i suoi orientamenti commerciali e politici, e compilarmi una lista il più possibile precisa di tutte le sue amicizie, frequentazioni, e di tutti coloro che lei ha mai incontrato in vita sua? Sì? Beh…wow,grazie!
Facebook è il male. Se Internet fosse la rivoluzione francese, facebook sarebbe Robespierre. Io ci speravo davvero in internet, grande promessa per un futuro di democrazia digitale in cui la libertà è a portata di mano e la verità viene sempre a galla: wikipedia, i blog, la digitalizzazione del sapere dell’umanità, la democratizzazione vera e definitiva della cultura. Un cazzo! Facebook mi ha aperto gli occhi. All’inizio pensavo che fosse come tutti quegli altri “servizi” del “web 2.0″ che non servono a nulla se non a fare sentire meno soli gli sfigati, tipo myspace o Badoo e tutti quegli altri rimorchifici per chi è all’ultimo giro di boa dello squallore miserevole.
Ma facebook…oh facebook è molto peggio. Facebook è l’anticristo di internet da cui neppure l’avvento del figlio di Google potrà salvarci.
[...]
CONTINUA SU: http://copiaeincolla.wordpress.com/2008/11/30/facebook-e-il-male/
ON AIR: Maler - Demone del tardi
Keywords: libro bruce schneier il futuro della privacy vanni codeluppi la vetrinizzazione sociale facebook è il male frangetta deboscio facebook is burning google george orwell 1984
venerdì 12 giugno 2009
Le bandiere bianche

Montanelli.
Alla fine chi lo sa.
Chi sa chi è stato. Chi è.
Montanelli oggi non c'entra più niente.
E' sulla bocca dei servi oramai.
Starebbe male, Indro. A saperlo.
Montanelli era di destra, sappiatelo.
Se volete le etichette. Le vostre schifose assonanze. Demenze.
Montanelli era un uomo. Pensava come un uomo.
E un uomo è definito. Tale. Criteri. Principi.
Sbagliava anche. Chè le vostre santificazioni ipocrite ci nauseano.
Montanelli era contro. Contro quelli che ora lo sollevano. Immolano. Adottano.
Bandiere. Partiti. Servilismi. Non servirà a nulla.
Non servirà a riempire il vostro vuoto.
Montanelli non vi appartiene.
Montanelli non c'è più.
Piangete pure.
Godete che il tempo passa e non vi fa più nulla.
Conoscevo un vecchio comunista.
Lo odiava a morte. Ma lui solo. Lui come idea. Come pensiero che scorre libero.
Non dovevate toccarlo, come uomo.
Ma le differenze, queste strambe distinzioni non ci son più.
Siete bravi coi simboli.
Ma con le idee... Con la coerenza. Lo siete un pò meno.
Montanelli aveva un'idea. Poi un'altra. Poi un'altra ancora.
Ripetete con me:
noi non siamo i padroni della cultura.
Noi non siamo più puri degli altri.
Noi non siamo meglio degli altri. Solo perchè difendiamo Montanelli.
Solo perchè non sappiamo chi è, poi.
Non sappiamo chi è stato.
E in ultima istanza, non sappiamo chi siamo.
Fuori i servi dalla cucina.
P.S. E allora, Carl, ci abbiamo ragione o no? E chi non si scalda, d'altronde.
ON AIR: Mad Season - Wake Up
Keywords: indro montanelli berlusconi travaglio feltri il giornale la voce 1994 nastro azzurro giornalisti servi sinistroidi intellettualoidi downunder noceto ghiaia inferiore taro elezioni europee 2009 memorie interrotte corrotte
mercoledì 10 giugno 2009
Cornuti e contenti

E' curioso ciò che accade in questo paese.
In questo che non è Altroquando.
Che della Fattoria restan solo gli animali.
Di un'altra fattoria, certo.
Tutti gli animali sono uguali. Ma i maiali sono più uguali degli altri.
E' curioso notare delle cose.
Dettagli surreali, a tratti esilaranti.
Italiani, brava gente.
E quando lo dice Curzio non puoi fare a meno di pensarci.
Che lui è attento che lui è osservatore.
In un paese dove tutti sono chiunque.
Dove quando perde la nazionale tutti sono ct straordinari. Tecnici, strateghi.
Al bar, dal parrucchiere, in ufficio, in fila al semaforo, sull'autobus.
Tutti sanno tutto.
Che quando ci son le elezioni sono tutti politici.
Tutti Premier, Ministri, Deputati, Ribelli, Oppositori e Portavoce.
Quando scoppia la guerra, noi lo sapevamo cosa si doveva fare.
Lo sappiamo anche meglio, quando finisce.
Tutti sono il contrario di tutto.
Ma tutti ci azzeccano.
L'America, l'Unione Europea, Il Fondo Monetario.
Tutti economisti.
Tutti artisti poi, critici, idealisti.
Quando serve siamo tutti buoni, pure.
Ma l'importante è che serva ancora una volta a essere il centro dell'argomento.
Del problema. L'occhio del ciclone. Le indispensabili menti di un paese e di un mondo.
Attori consumati, detective, giudici, inquisitori, preti.
Una maschera per ogni evenienza. Sempre dalla parte del giusto. Meglio dalla parte del torto.
Sempre saccenti, saggi, informati. Liberi pensatori. Potenti, in ogni piccola discussione.
Viene da chiedersi come sia possibile tutto questo.
Quando si prende coscienza della paradossale realtà in cui recitiamo.
Come facciamo ad essere così padroni e servi allo stesso tempo?
Due opposti che, nonostante tutto, convivono felici, ignari e fieri nella cultura di ogni buon italiano.
ON AIR: Cassius - Toop Toop
Keywords: orwell la fattoria degli animali curzio maltese venerdì di repubblica il barbiere della sera elezioni europee amministrative provinciali 2009 bipartitismo economia filosofia
lunedì 8 giugno 2009
Qualcuno era comunista
- Hey, ciao!- Ciao...
- Beh come va?
- Bene, bene...
- Allora ieri?
- Ieri che?
- Che hai votato...?
- Ah...no beh...veramente...non ho votato...
- Eh?! Perchè?
- Mah non so...non sapevo che fare...chi avrei dovuto votare? E' tutta una congrega di ladri e di puttane...buffoni...ignoranti...
- Si ma è un tuo diritto e poi non ci pensi alla dittatura?! Vuoi consegnare il paese in mano a Berlusconi? Sai che possiede tre televisioni? E poi Noemi? Che esempio può dare ai nostri figli? E la democrazia? E il precariato? E...
- ...e te per chi hai votato?
- Io? PD, ovvio.
- Ah...loro le risolvono le cose...
- Beh l'importante è essere contro Berlusconi.
- Ah...certo...
- ...e poi l'ideale? Dove lo metti? ...oh, sveglia!!! Che ti è successo?!
- ...eh, l'ideale, appunto...
- ...ma, insomma, non sei mica di sinistra di te? Non sei mica un comunista?
- ...beh, ora non esageriamo...
- ...oh, ma sei fuori? Non avrai mica votato Forza Italia...
- ...ti ho detto che non ho votato...
- Qualunquista.
- ... stronzo!
Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia. Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà. .. la mamma no. Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il paradiso terrestre. Qualcuno era comunista perché si sentiva solo. Qualcuno era comunista perché aveva avuto una educazione troppo cattolica. Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche. . . lo esigevano tutti. Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto. Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto. Qualcuno era comunista perché prima… prima…prima… era fascista. Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano, ma lontano. Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona. Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona. Qualcuno era comunista perché era ricco ma amava il popolo. Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari. Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio. Qualcuno era comunista perché era talmente affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro. Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l'operaio. Qualcuno era comunista perché voleva l'aumento di stipendio. Qualcuno era comunista perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente. Qualcuno era comunista perché la borghesia, il proletariato, la lotta di classe... Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre. Qualcuno era comunista perché guardava solo RAI TRE. Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione. Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto. Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini. Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il materialismo dialettico per il Vangelo secondo Lenin. Qualcuno era comunista perché era convinto di avere dietro di sé la classe operaia. Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri. Qualcuno era comunista perché c'era il grande partito comunista. Qualcuno era comunista malgrado ci fosse il grande partito comunista. Qualcuno era comunista perché non c'era niente di meglio. Qualcuno era comunista perché abbiamo avuto il peggior partito socialista d'Europa. Qualcuno era comunista perché lo Stato peggio che da noi, solo in Uganda. Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant'anni di governi democristiani incapaci e mafiosi. Qualcuno era comunista perché Piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l'Italicus, Ustica eccetera, eccetera, eccetera… Qualcuno era comunista perché chi era contro era comunista. Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia. Qualcuno credeva di essere comunista, e forse era qualcos'altro. Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana. Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri. Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo. Perché sentiva la necessità di una morale diversa. Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita. Sì, qualcuno era comunista perché, con accanto questo slancio, ognuno era come… più di sé stesso. Era come… due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall'altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita. No. Niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare…come dei gabbiani ipotetici. E ora? Anche ora ci si sente come in due. Da una parte l'uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall'altra il gabbiano senza più neanche l'intenzione del volo perché ormai il sogno si è rattrappito:
Keywords: giorgio gaber sandro luperini qualcuno era comunista testo teatro canzone elezioni europee 2009 comunista che mangia bambino qualcuno era democratico l'unità
sabato 6 giugno 2009
Porci con le ali

A noi il Beppe comico piaceva.
Il prefeta del cazzo no.
Nessun profeta, ai giorni nostri.
Ma certe cose son giuste, magari.
Certe cose ci piace anche leggerle, a volte.
Magari, quando non abbiamo più voglia di scriverle.
"Il 6 e il 7 giugno la maggior parte degli italiani penserà di dover votare per l'abrogazione della legge Merlin. Sesso libero e viagra per tutti in villa chiusa. Una vita che non è mai tardi a spese dello Stato. Ballerine di flamenco. Menestrelli e ragazze manager del proprio corpo. Oggi manager un po' zoccole, domani deputate e ministri. Il voto europeo si è trasformato in un referendum per la scopata libera, pubblica e senza età. Non esistono più le minorenni, ma ragazze con meno di 18 anni. Non ci sono più i vecchi porci, ma trombanti facoltosi. Nella scheda elettorale al posto del simbolo del PDL, il cittadino cercherà un bel culo. L'orgia come destino patrio. Il baccanale al posto della festa della Repubblica. Non siate parrucconi, buttatevi anche voi nel mucchio selvaggio. Ne uscirete trasfigurati. La crisi è scomparsa. L'Europa è svanita, vaporizzata. La corruzione di Mills, e soprattutto i motivi della sua corruzione da parte dello psiconano, fanno parte di un'altra epoca. L'Italia è un porno shop. Corrotti, corruttori, papponi e puttane. E' facile farsi tentare, si annulla il pensiero e si vende la propria dignità. All'estero ci temono. Il politico italiano è peggio della peste suina. Topolanek, ex premier della Repubblica Ceca, pisello on air e ragazze in topless, sputtanato a vita. L'ex moglie di Mills, ministro del governo Blair, costretta a dimettersi a causa delle frequentazioni del marito con Testa d'Asfalto. Ora arriva il G8. Sarà a porte chiuse, cosa succederà dietro a quelle porte? Gemiti e amplessi con il traduttore simultaneo? Nudi sulle rovine del terremoto.
Lo psiconano è come la maga Circe, tramuta le persone in porci. Non fa una gran fatica. In fondo, il porco che è in noi è un istinto primordiale.
Il 6 e il 7 giugno mettetevi davanti a uno specchio e ripetete: "Io non sono un porco", per gli uomini o "Io non sono una porca", per le donne. Poi andate a votare." (dal Blog di Beppe grillo)
Anche no, se volete. ma consapevolmente. Chè solo così sarete davvero liberi.
ON AIR: Giorgio Gaber - Io se fossi Dio
Keywords: elezione europee 2009 provinciali amministrative la fattoria di altroquando
giovedì 4 giugno 2009
Vola colomba

Aerei che vanno, che vengono, che cadono.
Qui dalla Fattoria ogni giorno decollano.
A volte arrivano. A volte no.
L'aereo francese. Con tutta quella gente dentro. Che viene da piangere.
E che nulla è chiaro.
Non so perchè. Non so ma ho pensato a Ustica.
Non so perchè ho pensato al DC9.
Ogni tanto torna. Non riesco mai a rimuoverlo del tutto.
A farlo definitivamente precipitare.
Ho pensato a quella sera d'estate del 1980.
Ho pensato al momento in cui il cartellone degli arrivi faceva girare gli orari.
A quando l'orario d'arrivo è diventato sconosciuto.
Sono stato lì per un attimo.
Sono stato lì e ho pensato a tutte le volte che aspettavo qualcuno.
Ho visto delle facce desolate.
Morire dentro.
Ho visto persone che non riuscivano a spiegare.
Persone che non volevano.
Che non riuscivamo a piangere.
Ho pensato che ancora oggi, qualcuno non riesce più ad aspettare nessuno.
Ho pensato che non è giusto che succedano cose così.
Abbiamo rasato il prato. Scavato una fossa.
Scatole nere non ce ne sono.
Scatole nere non ce ne sono mai quando succedono cose così.
Nemmeno se è stato un lampo.
Ho in mente solo quello.
Quel cartellone.
L'attesa.
Poi Bologna. Italicus. Piazza Fontana e mille piazze piene. Poi vuote.
Ho pensato troppo forse.
Anche se non c'entrava nulla.
I morti non mi fanno mai impressione. Finchè son lì. Distesi. Che era ora.
Ciò che mi terrorizza è l'assenza.
La scomparsa.
Niente più. In un soffio.
Niente esiste. Non il tuo corpo. I tuoi occhi. I suoi capelli.
Quel cartellone che gira. Si ferma.
Ho pensato a tutte le volte che si è parlato di ultrà morti di black block..
E a tutte le volte che non si è parlato di quei morti là che non lo sanno ancora dove sono finiti.
Che non possono più scegliere bandiere e che tutti hanno dimenticato.
E a tutte le volte che un aereo, un giorno precipita, e non se ne saprà mai niente.
A quando esplodono le bombe e ci tappiamo il naso e le orecchie.
E ho pensato a tutta la gente che non sa. Che non prova a immaginare quel cartellone maledetto.
Tutta gente finita laggiù. Negli abissi.
Che non è mai stata recuperata.
Trrrrrrrr. Bip. Orario d'arrivo: sconosciuto.
ON AIR: Babalot - Ma che ti ho fatto
Keywords: incidente aereo airfrance maggio 2009 strage di ustica stragi di stato aeroporti vuoti stazione di bologna italicus piazza fontana strategia della tensione anni di piombo venerdì 27 giugno 1980
venerdì 29 maggio 2009
Occhiali rotti

- Padre, ho peccato.
- Cos'hai fatto figliolo?
- Ho sperperato denaro.
- Non credo tu possa essere nella condizione di farlo.
- Lo siamo in tanti padre.
- Cos'hai fatto, dunque?
- C'era un vecchio al supermercato. Un povero vecchio. Un vecchio povero.
- ...Allora?
- Aveva la social card. Dei buoni che non funzionavano. Che non funzionano mai, nemmeno quelli.
- ...
- Aveva un giubotto padre. Un giubbotto pesante. Era fragile, barbuto.
- Non ti seguo più figliolo.
- Un giubbotto con questo cazzo di caldo padre capisce?
- Non capisco...
- Un giubbotto padre, a coprire non so cosa...delle scarpe vecchie, pesanti...con questo cazzo di maledetto caldo, padre. Con gli occhi spenti. E i buoni non funzionavano. E scrutava da dietro i suoi occhialini. E abbassava lo sguardo. Maneggiava scontrini vecchi. Buste di stoffa.
- ...
- Non importa padre...
- Ma tu che hai fatto figliolo?
- Io ero in fila. Aspettavo. Come tutti. E quei maledetti buoni non funzionavano. E lui si scusava padre, capisce. Poi arrivavano altre persone l'una in fila all'altra. E guardavano. E volevo parlare, dire qualcosa, ma non riuscivo a dir niente. E le cassiere urlavano. Un euro. Due euro e cinquanta. Poi il vecchio si scusava ancora. Chè era andato in quella cassa perchè c'era poca gente. Scusate il disurbo, diceva. Scusate...Scusate tutti.
- ...Perchè piangi figliolo?
- Non lo so padre. Perchè?
OFF AIR
Keywords: social card in fila al supermercato
giovedì 21 maggio 2009
Non sono stato io

L'Onda. Hanno spaccato il baretto del compagno barista e ora fanno la colletta. Sarà il fattore Marx.
Hanno girovagato per Torino. Hanno messo a ferro e fuoco un quartiere. Lanciato fumogeni, robe varie e bugie. Contro il potere, contro il G8.
Spacchiamo un pò di vetrine anche noi contro il potere. Prendiamoci a bastonate nei coglioni, contro il potere. Avviliamoci, contro il potere. Rotoliamoci nel fango, contro il potere. Può essere utile.
E il povero barista e il povero negoziante col muso rotto? Compagni che sbagliano.
Sono loro nel giusto, le Onde, chè gli hanno rubato il futuro, chè gli hanno rubato la vita.
Ma se l'hanno rubata a loro perchè loro la devono rubare a noi? Perchè devono avere voce in capitolo? Perchè devono rappresentare noi studenti? Noi lavoratori? Noi gente che sta per scoppiare? Una bella ondata di merda. Perchè non possono rappresentare semplicemente loro stessi?
Noi la crisi non la paghiamo. La pagherà il barista col bar rotto allora. No, lui no. Hanno fatto una colletta per risarcirlo. E' una notizia fresca fresca, di oggi, giunta fino a qua alla Fattoria.
Pagheranno gli altri allora. Mica possono risarcire tutti.
Verrebbe da pensare a un ipotesi. Che di qui a poco possano diventare davvero un capro espiatorio. Il potere, il g8, la massoneria, le banche, quelli che ci fanno male. Loro, L'Onda, combattono, ma i danni li subisce chi vorrebbero difendere.
Si sa che lo schiaffo prima o poi se lo piglia chi è più a portata di mano.
Si dà il caso che uno di questi giorni in assenza di Berlusconi, Andreotti o Licio gelli al bar sotto casa a qualcuno possa venire in mente di fare come fanno loro: a qualcuno può venire in mente di segnarsi la prossima manifestazione, il prossimo appuntamento con la rivolta, con la ribellione al sistema.
Si dà il caso che a qualcuno possano prudere le mani mentre passano di lì. Si dà il caso che Cossiga possa essere anche soddisfatto di questo.
Ma si dà il caso che forse siamo più stanchi noi di loro.
Si procede a piccoli passi, ovvio. Lo schiaffo a portata di mano.
Migliaia di persone che lavorano, studiano e semplicemente soffrono che si danno appuntamento per andare a prendere a calci in culo L'Onda.
Poi magari i giornali del cazzo si chiedono come mai? Poi magari il Presidente di fronte a tanti calci nel culo, sarebbe il record del mondo, potrebbe capire che esistiamo. Potrebbe capire che non dormiamo più e che di calci in culo ne avanzano.
Alla fine, forse, anzichè intervistare loro, potrebbero intervistare noi.
ON AIR: Afterhours - Tema: la mia città
Keywords: l'Onda presidente proteste torino g8 vetrine rotte sessantotto
martedì 19 maggio 2009
Le prospettive dell'onda

Studiamo storia dell'arte. Studiamo chi ha inventato la prospettiva. E' solo una questione mentale. Un'imitazione dell'occhio. Un'imitazione meccanica e poi un salto in avanti di mille, duemila anni. Giovani in prospettiva. Prospettive giuste e sbagliate. Prospettive di muri imbrattati, senza prospettiva. Senza profondità. Scritte e striscioni a una dimensione. Torino, Piemonte, Italia. Altroquando. Qui, la prospettiva è all'angolo. Giovani all'angolo che fissano gli angoli. Gli spigoli. Che sono stanchi. Che odiano altri giovani. Che lo scontro è vicino. Che tra poco la prospettiva arriva sui denti. Sui denti dell'Onda. Siamo pronti. Noi, a inventare una prospettiva nuova. Loro e i loro vecchi chiusi nella loro prospettiva. Loro e Giotto. Il vostro G8 del cazzo. Noi e Brunelleschi. Noi e Donatello, Michelangelo, Raffaello. E poi Caravaggio. Acquavite di pennelli. Lo sforzo quotidiano per riuscire a non guardare. Voi e il Presidente. Mills e non più Mills. Tremendae maiestatis. Qui salvandos salvas gratis. Bandiere di carta, onde di cartapesta, o gommapiuma. Quei giovani e quegli altri. Noi e loro. Sono bello sono snello voglio fare carosello. Tra poco sono cazzi amari. Provate a smettere gli striscioni e le idee. Provate di nuovo a ingannarci. Provate ancora a trovarvi un posto medio come siete medi.
Provate a fare come il prof e la prof. Provate a non essere coerenti. Provate a distruggere vetrine per anni, lanciare molotov, e bandiere rosse come mamma e papà e poi finire dietro lo sportello di una banca. Provatela ancora la prospettiva corrotta. Distorta. Mami e papi. Voi avete assolto loro, noi non perdoneremo voi. Tutto è finchè dura. Finchè non saremo stanchi di ricostruirvi i palchi e le poltrone. Lacrimosa dies illa. Qua resurget ex favilla. Judicandus homo reus. Judicandus homo reus.
ON AIR: Fabrizio De Andrè - Morire per delle idee
Keywords: l'onda proteste rivolte studentesche università torino g8 la maddalena l'aquila
lunedì 18 maggio 2009
I giovani Werther

Quest'allegra brigata dell'ahinoi, dell'ahimé, o mioddio, o mio cor. Elisione. Voi tapini.
Dai commenti di repubblica.it di oggi, gli scapestrati versi dei sinistroidi in stato terminale:
....ti assicuro che fa male, davvero male. ....che vergogna si prova... ...Il Paese si tutela difendendolo dalle infiltrazioni di criminali, non certo dall'arrivo di vittime delle violenze di regimi liberticidi. Alle quali, anzi, dobbiamo garantire ogni tutela e tutta la sicurezza, che uno Stato democratico puo' dare. ...felicitandomi per il ritrovato amor di Italica Patria... ...Sappiamo come andò a finire... ...quanto astio, quanto livore dalle vostre parole... ...parlano,straparlano, sentenziano,offendono... ...inutili enunciazioni di principio dall'opulenta Svizzera... ...non sanno cosa ci si potesse aspettare da un governo di Fascisti... ...questo ennesimo atto di nepotismo,di fascismo reiterato... ...i termini sono importanti contro il razzismo.
E allora dammelo, Signore, il termine giusto. Perchè non li sopportiamo più. Coi loro termini gravi. I loro temini vecchi. I loro termini meschini. I loro termini del ve l'avevamo detto. Stato terminale. Siammo scorretti, scorrettissimi.
ON AIR: Fabrizio De Andrè - Morire per delle idee
Keywords: crisi economica precariato la repubblica paraculismo
Il naso di gomma

Le parole. Che sono così importanti. Come diceva Nanni Moretti. Come diceva a un giornalista. Come lo diceva. Ma le parole sono importanti anche nelle risposte. Risposte negate, contraddette, quelle che oggi non saranno mai uguali a ieri, quelle che nell’arco di una giornata si trasformano, scappano e cambiano la realtà. Le parole. Si sa, non sono sempre depositarie della verità. Eppure quando a parlare è il Ministro, quando a parlare è il Presidente, ci si aspetta rigore. Ci si aspettano pesi e misure. È forse sbagliato pensarla così? Perché mi aspetto tanto? Ma a voi che importa. Voi non avete più la capacità di distinguere. Voi e i vostri album da colorare. Voi senza più pennelli, altro che parole.
Vi scrivo dalla fattoria, lontana anni luce dai vostri occhi spalancati, che sbattono ciechi davanti a pensieri su pagine ingiallite dai contorni troppo reali per crederci, quegli stessi occhi che sbrilluccicano di fronte a pailette e lustrini da circo. Qui i raggi di un vecchio tubo catodico in bianco e nero mi mostrano scene da teatro dell’assurdo: un palcoscenico chiamato Parlamento, in cui di volta in volta, attori in doppiopetto sbavano, ammiccano, ti fissano dal loro podio da perfetti vincitori di figa. Forse parlano, ma vedo solo decrepiti cariatidi che vomitano su sé stesse, l’audio non arriva. Sono una persona fortunata con un vecchio tubo catodico rotto. E se poi riuscissi anche a sentire che cosa cambierebbe? Tanto ieri sarebbe già un altro giorno. Un’altra versione. Un altro mondo. Che non ci interessa. Perché noi qui abbiamo tutto quello di cui c’è bisogno, L’indispensabile, la nostra verità. Ce la sentiamo dentro, vaccinati e immuni alle vostre pagliacciate quotidiane di veline, parlamentari, papini e papponi.
La verità delle nostre coscienze è fatta di ultimi amori, di montagne e conigli verdi, labbra blu di vino onesto. La nostra verità è quella di una chitarra scordata, gole secche, stonate, di avventure nella città di mezzo, collanine di bucce di noccioline, mani unte di alette di pollo fritte. E piangiamo perché ci emoziona ancora il tramonto, visto da qui, il tramonto di soli e lune, di quegli sguardi che credevamo amici, di esperienze vissute al contrario, il tramonto della forza di essere persone col coraggio delle proprie azioni. Eppure riusciamo ancora a ridere, e ridere a crepapelle, di risate contagiose e virulente, proprie quelle che vi seppelliranno una volta per tutte: perchè i vostri partiti e le vostre ideologie, il vostro piagnucolare e smocciolare su voi stessi per le boiate create dai vostri padri e su cui continuate a menarla, ci fanno pena e compassione. Volete salvarvi? Venite a trovarci. Venite qui a zappare con noi, venite a smetterla. “La verità nell’arte e la felicità nel fumo di una sigaretta”: questo cartello vi indicherà la strada. Tutto il resto è fuffa. O noia. Che dir si voglia.
ON AIR: Vampire Weekend - M79
Keywords: parlamento pulito nanni moretti manifesto ministro della giustizia
giovedì 14 maggio 2009
Indipendendentemente da chi non sa di che parla

Ed eccoli ancora. Che riappaiono. Che rimuginano. Che vomitano palle.
Eccone un altro che non sa nemmeno di che parla.
Eccolo che etichetta, che parla di musica ma dovrebbe zappare.
Abbiamo bisogno di grano, ortaggi, prodotti biologici, perchè vaneggiare di giovani e indie?
Perchè essere così approssimativi? Noi non siamo slim e nemmeno anoressici.
Ascoltiamo Roxy Music, Gentle Giant, Nick Drake e Radiohead dentro al Mix della Moulinex.
Abbiamo un ceilos, qui alla fattoria, pieno di dischi. Vecchi e nuovi, rossi e neri, da milioni di dollari e da pochi lire. Alla faccia di chi deve ancora dividere le cose in due. Indipenti si, ma da cosa?
Indipendenti dalla storia, della musica e non. Ma soprattutto indipendentemente da te, Leonardo Clausi di Repubblica. Indipendentemente da chi è meglio che smetta di scrivere di musica, vada a lavorare e tiri su una bella famigliola patetica come è lui che è ora.
http://musica-ilcaso.temi.kataweb.it/2009/05/12/indipendenti-si-ma-da-che-cosa/#comment-27881
ON AIR: Dr. Dog - Army of ancients
Keywords: leonardo clausi la repubblica indie rock musica
martedì 12 maggio 2009
L'errore di fondo

E com'è che adesso avete tutti paura? Com'è che non si può più uscire la sera?
Com'è che ora la notte è buia e pericolosa?
Quand'è che abbiamo perso la gioia di far l'amore in macchina in un posto sperduto e isolato dal mondo?
Com'è che il diverso fa più paura? Com'è che credete ai tg, ai buffoni del circo sicurezza, ai domatori dell'apocalisse, ai giocolieri della crisi?
Quando abbiamo perso tutto? Il momento esatto della dipartita.
Quando la gente è diventata così stupida e meschina.
Quando ci siamo accorti di essere rimasti in pochi.
Quando i cervelli sono fuggiti.
Come la sabbia nelle clessidre. Come il mercurio nei termometri rotti.
Siamo palline di merda.
Merda di pecora.
Carrozze per milanesi. Barconi per immigrati. Canali per decrebrati.
Giornali per sfigati. Blog per saccenti. Amori a tempo.
Bombe dimenticate. Stragi riabilitate. Minorenni per il presidente.
Difendete le minoranze difendete le minoranze difendete le minorate.
La fattoria è aperta, ora è qui
Prima che sia troppo tardi, prima che sia giunta sera, riprendete il vostro tempo.
ON AIR: Red House Painters - 24
Keywords: lega nord decreto sicurezza immigrazione paura strategia della tensione scopate in macchina papi noemi silvio berlusconi